«Ex carcere di San Donnino, se ne occupi il Comune». L’appello della collezionista Lietti

L'ex carcere di San Donnino

C’è un immobile di cui da anni si cerca un nuovo proprietario in città, ed è la sua seconda “Ticosa” culturale dopo l’ex cinema Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi.
Stiamo parlando del «corpo a 4 piani» in via Giovio 50-52, meglio noto come ex carcere di San Donnino. L’Agenzia del Demanio ha tentato di metterlo in vendita varie volte, l’ultima per poco più di un milione di euro (un milione e 45mila euro per l’esattezza) lo scorso novembre.
«Il Comune di Como faccia uno sforzo, se ne faccia carico, apra un varco nel muro e lo colleghi con la attigua Pinacoteca di Palazzo Volpi».
A riaccendere le speranze del mondo della cultura comasca con questo appello, volto a riunire le strutture un tempo unite con funzione di vecchio tribunale della città di Como, è la collezionista di arte del Novecento Roberta Lietti. Una idea non nuova in effetti quella di riunire carcere e pinacoteca, già negli anni Novanta il critico Luciano Caramel l’aveva più volte ribadita chiedendo che nella struttura adibita a carcere fosse insediato un museo d’arte contemporanea aperto ai nuovi linguaggi multimediali della creatività di oggi, Internet compreso.
«Essere un archivio del contemporaneo è la sua destinazione naturale», sostiene oggi Roberta Lietti, ribadendo la necessità che la struttura militare sia nobilitata dopo trent’anni di oblio a una destinazione culturale, ancor più utile in una città che si vuole turistica. L’ex carcere risale al XIX secolo ed è composto da due edifici su quattro piani collegati da un’ala su tre piani.
L’arte contemporanea di cui si occupa Roberta Lietti ha proprio in Pinacoteca voci illustri, a cominciare da quell’Ico Parisi, architetto e soprattutto designer, di cui la studiosa sta realizzando i cataloghi generali ufficiali: dopo il design ora sta lavorando alla sezione dedicata a vetri e ceramiche: «Faccio appello ai collezionisti perché mi segnalino le opere di Ico Parisi in loro possesso di questo genere per provvedere alla loro catalogazione».
Un maestro del design, Ico Parisi, amato anche da Giampiero Mughini, come lo stesso scrittore e personaggio tv ha rivelato di recente nel corso di una intervista al nostro giornale, un maestro che a Palazzo Volpi è presente con una cospicua collezione (molte le fotografie, molte le ceramiche custodite nei depositi) ancora da valorizzare e accessibile in gran parte soltanto agli specialisti.

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