Ex dirigente d’azienda patteggia 18 mesi. Emise false fatture sanitarie per 70mila euro

Un ultraottantenne dell’Erbese
Alla fine, ha scelto la via del patteggiamento a un anno e 6 mesi. Decisione ratificata ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare di fronte al giudice di Como. Si è conclusa così la vicenda di un anziano ex dirigente d’azienda attivo nell’Erbese, finito prima sul registro degli indagati e poi in aula per rispondere all’accusa di truffa ai danni del Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Fasi) e del Fondo di assistenza per i dirigenti di aziende industriali (Assidai).
Secondo
il pubblico ministero Massimo Astori – che ha contestato anche il falso in una scrittura privata – l’uomo, ormai sopra gli 80 anni, avrebbe presentato per anni (dal 2005 al 2009) false fatture sanitarie agli enti preposti, chiedendo in cambio di essere rimborsato di spese che in realtà non aveva sostenuto. Soldi non dovuti, insomma, quantificati dalla procura in quasi 70mila euro, 37mila sottratti al Fasi e 32mila all’Assidai.
A portare allo scoperto la vicenda sono state tre querele presentate da una dermatologa e da un otoiatra tra la fine del 2010 e il 2011, denunce che evidenziavano che quelle prestazioni a loro attribuite in realtà non c’erano state. Da qui il via alle indagini che hanno poi portato ad appurare 220 false fatture sanitarie prodotte (a loro insaputa) da vari professionisti: oltre ai due già citati, anche psichiatri, otorinolaringoiatri, ortopedici, chirurghi vascolari e cardiologi. Spese che il dirigente presentava – a nome suo e della moglie – ai fondi di assistenza che poi rimborsavano l’importo delle fatture.
Ingegnoso il metodo utilizzato dall’uomo, che compilava i fogli delle presunte e mai avvenute prestazioni aggiungendo poi timbri falsi con riportati il nome del dottore, il codice fiscale e la partita Iva, falsificando infine anche le firme. Documentazione che poi partiva alla volta del Fasi e dell’Assidai per ottenere i rimborsi che negli anni hanno raggiunto la cifra di 70mila euro. Una storia che si è chiusa ieri mattina con la già annunciata ratifica del patteggiamento.

Mauro Peverelli

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