Ex Sant’Anna, il degrado avanza inesorabile

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Via Napoleona, tutti seduti intorno a un tavolo a inizio settembre.
Il futuro dell’immensa area che un tempo era occupata dal vecchio ospedale Sant’Anna e che oggi è solo in minima parte stata riconvertita, verrà discusso a breve.
E, oltre ai fondamentali passaggi formali che dovranno essere compiuti, c’è già l’interesse di soggetti pubblici e anche dei privati. Hanno infatti già contattato il Comune di Como per valutare la possibilità di occupare porzioni del complesso il ministero di Giustizia, l’Inail e il dipartimento Arpa Como – Varese.
Primo passaggio fondamentale sarà però la revisione dell’accordo del dicembre 2003, con il primo tentativo dell’Asst Lariana, all’epoca Azienda ospedaliera Sant’Anna, di vendere i padiglioni non più destinati a strutture sanitarie. E così a inizio settembre in Regione tutti i soggetti interessati si metteranno intorno a un tavolo per discutere. «Asst lariana, Ats Insubria, Comune di Como e Regione Lombardia – spiega il direttore Generale dell’Asst Lariana Fabio Banfi – puntano a una revisione di questa intesa ormai datata, che consentirà di procedere a un completo spacchettamento dei diversi immobili esistenti e procedere così alla loro vendita o riconversione in base a chi vorrà subentrare. Va detto che già adesso sono pervenute diverse manifestazioni di interesse anche da soggetti privati».
C’è infatti una grande volumetria che è rimasta in disuso e, oggi, a nove anni dal trasferimento dell’ospedale Sant’Anna a San Fermo, in via Ravona, i segni del degrado si fanno vedere in diversi punti nonostante alcuni degli spazi nel frattempo siano stati occupati da diversi servizi. Una situazione che rende ancora questa immensa area in gran parte inutilizzata e abbandonata, preda in passato anche di razzie e dell’ingresso di senzatetto nei vecchi padiglioni.
«In effetti tutti i soggetti interessati dovranno anche prendersi in carico la manutenzione di alcune zone presenti nell’area e che, a causa della chiusura prolungata, si sono deteriorate. Anche perchè saranno interventi necessari e propedeutici anche a un’alienazione dei beni», spiega sempre il direttore Banfi, che rilancia elencando come già adesso siano diversi gli interessi mossi. «C’è la volontà già espressa da parte di alcuni soggetti privati che già hanno preso contatti – spiega Banfi – C’è poi l’interesse manifestato da parte dell’Ordine dei medici e odontoiatri, così come di Ats e del Comune di Como di procedere con un dislocamento totale dei Servi sociali nella futura cittadella».
Dunque qualcosa si muove, nonostante incomba la revisione dell’accordo di programma che sarà un passaggio elaborato. «Senza dimenticare che c’è anche l’interesse dell’Agenzia di tutela della salute dell’Insubria a voler delocalizzare lì alcune attività. Abbiamo già individuato aree e padiglioni che possano accogliere i dipendenti e dunque stiamo già lavorando», aggiunge sempre il direttore generale. E anche da Palazzo Cernezzi arriva un commento. «I prossimi saranno passi importanti. Dopo anni di stallo si passerà ai fatti», dice Marco Butti, assessore all’Urbanistica.

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