Ezralow: la danza è vita

altPersonaggi – L’artista parla del suo lavoro e dello spettacolo “Open” atteso al Teatro Sociale di Como l’8 febbraio
Si dice che la danza abbia un potere liberatorio. Permette di lasciare andare l’energia interiore favorendo l’ armonia col mondo, ma soprattutto, come dice il coreografo statunitense Daniel Ezralow, «la danza è apertura della persona al mondo che la circonda, è gioia, ironia, passione».

Apertura, concetto cardinale. Come del resto recita il titolo del suo ultimo spettacolo Open, che sta riscuotendo grandi consensi di pubblico e critica internazionale in tutti i teatri toccati dalla tournée iniziata in Italia il 16 novembre scorso a Civitanova Marche.
Assente dai palcoscenici italiani da quattro anni, si ricordano i suoi suggestivi contributi televisivi nelle ultime tre edizioni del Festival di Sanremo e le coreografie degli ultimi quattro anni di Amici, trasmissione condotta da Maria De Filippi, Ezralow torna oggi con Open, in scena per la gioia del pubblico lariano l’8 febbraio prossimo alle 20.30 al Teatro Sociale di piazza Verdi a Como, uno spettacolo che fa affiorare al meglio tutta la sua genialità.
«Open è un inno alla vita, coinvolge cuore, braccia, gambe, testa – dice l’affascinante coreografo – la danza è energia pura, che vive dentro ognuno di noi, se una persona la coltiva e studia la fa venire fuori, altrimenti rimane latente nel respiro, nel cammino, nel nostro modo di essere. Tutto è danza vissuta come esplosione di forza positiva verso l’esterno, verso tutto ciò che ci circonda».
Maestro, è importante una scenografia che valorizzi i danzatori?
«Certo, ma è necessario soprattutto che sia chiara l’intenzione che muove una coreografia. I fondali, gli scenari possono sicuramente essere diversi, più o meno efficaci. Ho ambientato quadri di danza in contesti metropolitani, nelle vie, nelle piazze raggiungendo il mio obiettivo perché avevo intenzione di far deflagrare l’ idea di base, quella della danza come esplosione di energia vitale».
Un coreografo del suo livello non ha solo tecnica e genialità… Deve considerare il pubblico come parte integrante del suo progetto teatrale.
«Più che giusto, noi che mettiamo in scena spettacoli abbiamo una responsabilità nei confronti del pubblico che assiste. Dobbiamo saper coinvolgere e divertire, donare al pubblico anche una sensazione di leggerezza e divertimento, perché sta proprio nel coinvolgimento la possibilità di dimenticare la pesantezza e le pene della vita quotidiana. Amo portare le persone in ambientazioni suggestive, che producano emozioni positive».
L’Italia non offre grandi spazi alla danza, solo il teatro allora le dà il giusto valore?
«Questo avviene anche all’estero, importante è che la danza dimostri l’intenzione di chi la mette in scena».
Come nasce l’idea di una coreografia, in cosa trova ispirazione?
«Da tutto ciò che mi circonda. E, quando l’idea prende una dimensione nella mia mente, non la tengo compressa ma la confronto, la modifico, la arricchisco condividendola con i miei danzatori, grazie anche al loro apporto personale l’idea diventa una realtà dalle caratteristiche straordinarie. Desidero che, al di là dei passi, delle musiche e dei ritmi, i miei danzatori possano aggiungere il loro contributo personale alla coreografia. Ho grande rispetto di loro non solo come professionisti, ma anche come persone , ognuno con le proprie caratteristiche e potenziali e bagaglio di esperienze. Tutto miscelato rende unico ogni spettacolo messo in scena».
Tra poco sarà a Los Angeles, e quindi forse non sarà ospite al Sociale l’8 febbraio. Conosce Como?
«Sì. E molto bene, è una città bellissima, sono stato ospite a Villa d’Este e più volte nella bella villa sul lago del mio grande amico Gianni Versace. Trovo Como una città elegante e il suo lago è davvero suggestivo».

Federica Rossi

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