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Fa sparire 300mila euro e non risarcisce nulla. Patteggia 22 mesi con la sospensione della pena

La rabbia delle vittime «Siamo stati presi in giro»(m.pv.) «Sono delusa. Mi sento presa in giro. A questo punto conviene andare a rubare, così si fa prima. Non ci sono parole per commentare quanto accaduto. Oltre al danno la beffa». A parlare è Cristina, parrucchiera e titolare di un negozio del centro. Anche lei, con altre otto persone, è tra le vittime di Gennaro Caporaso (assistito dal legale Angelo Giuliano), l’uomo che si spacciava per commercialista e che secondo la tesi dell’accusa – che l’ha indagato per appropriazione indebita e

esercizio abusivo della professione – avrebbe fatto sparire circa 300mila euro versati da clienti. Soldi che avrebbe dovuto versare per contributi e tasse varie. Ieri mattina, il giudice Cristian Mariani ha accolto il patteggiamento a un anno e 10 mesi con la sospensione condizionale della pena (e 2.000 euro di multa). Decisione quest’ultima che, unita al fatto che l’imputato pare non abbia mai risarcito neppure un centesimo, ha fatto venire le lacrime agli occhi alle vittime presenti in aula. Per loro ha parlato l’avvocato Arnaldo Giudici. «Non mi permetto di discutere la quantificazione della pena – ha commentato il legale – Rilevo soltanto che non riuscirò a spiegare ai miei assistiti il perché dell’avvenuta concessione della sospensione condizionale della pena. L’imputato, al di là dei proclami – prosegue l’avvocato – non ha mai risarcito neppure un euro degli oltre 300mila che, a suo dire, avrebbe sperperato anziché pagare le imposte dei suoi clienti. E soprattutto, non più tardi di un mese fa, un giudice ha pronunciato un’ordinanza estremamente motivata affermando che non era meritevole di tale beneficio. Di fatto invece la vicenda si è chiusa in modo estremamente favorevole all’imputato che non risarcirà nulla e non avrà neppure una condanna con la quale confrontarsi». Il giudice Walter Lietti, infatti, nel rifiutare il patteggiamento solo a metà dicembre, aveva sottolineato come non esistevano «elementi per concedere le attenuanti generiche» anche perché «nonostante l’entità dei danni… non era stata avanzata alcuna seria proposta di risarcimento» e in più l’imputato «non aveva manifestato una seria e definitiva resipiscenza». Ora, beffa delle beffe, per le vittime ci sarà da affrontare il problema dei mancati versamenti per tasse e contributi. «Speriamo che qualcuno ci dia una mano», è l’amara chiosa della parrucchiera.

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