Facebook? Il social è nato in Europa nel XVI secolo

La conferenza al liceo Volta
Samuela Camelliti anticipa le rivelazioni di uno studio sulle “reti” tra gli intellettuali del ’500
Facebook? Il social network planetario è nato nel XVI secolo. Lo svelerà il 28 marzo, alle 14.30, la conferenza di una studiosa comasca nell’aula Benzi del liceo classico Volta di Como. Il titolo Facebook nel ’500, sorprendenti analogie tra i social network di ieri e di oggi è stato ispirato da una mostra all’Università di Leida, in Olanda, andata in scena nel 2010, Facebook in XVI century. Sarà Samuela Camelliti, dottoressa in Lettere Classiche laureatasi alla Statale di Milano e già allieva del “Volta”, a rivelare nella sua conferenza al Volta che il Mark Zuckerberg del ’500 si chiamava Bonaventura Vulcanius. Fu questo umanista olandese che nel 1540, nell’ambito del clima culturale della riforma protestante, inaugurò la tradizione degli “alba amicorum”.

«Fu maestro in questo genere di pubblicazioni, che permettevano di intessere reti di contatti fra letterati di tutta Europa. La mostra in Olanda ha avuto grande successo e, dato che l’ho visitata, come storica della cultura mi ha destato molte curiosità».
In effetti i “libri degli amici” sono, sostiene la studiosa lariana, «la più vicina approssimazione ai social network nel mondo dell’editoria. Erano album portatili con gli stemmi delle famiglie di provenienza dei giovani universitari che partivano per il loro viaggio di formazione accademica nel continente europeo. Ebbero tale successo che gli editori ne creavano di prestampati, con immagini da incollare come le figurine dei calciatori, da completare a piacere con dediche e iconografie personalizzate. In questo sistema di album si potevano creare gruppi da cui si poteva essere cancellati, e questa è una forte analogia con l’attuale Facebook. E c’erano appositi “alba amicorum” per le donne, fatto non così scontato per l’epoca, in cui si poteva anche precisare se l’interessata fosse impegnata o libera. Altra analogia con l’oggi. Un genere editoriale, questo, che ha avuto una diffusione su larga scala e che è antenato degli scritti in memoria e dei diari scolastici».
Il fenomeno inaugurato da Vulcanius (cui è stato creato nel frattempo anche un profilo su Facebook) è stato finora studiato solo nell’ambito della bibliofilia e dell’antiquaria, dato il valore spesso eccelso delle immagini che accompagnano queste pubblicazioni considerate meri repertori araldici. Ad esempio l’unica immagine disponibile dello Swan Theatre, dove recitò William Shakespeare, è tratta da un “liber amicorum”. «Solo di recente – precisa la studiosa comasca – nelle università americane, come la Carnegie Mellon e Oxford, si sta studiando l’aspetto sociale di questi libri come tentativo di costruire una rete di rapporti e come maturazione della consapevolezza dell’immagine pubblica di un individuo».
In queste immagini spesso ricorre l’Italia come meta d’elezione nel grand tour di formazione degli universitari con vedute di Venezia e Padova, non di Roma, poiché i volumi erano di ambito protestante.

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