Fallimenti, chiusa l’indagine per l’ex sindaco Stefano Bruni
Cronaca

Fallimenti, chiusa l’indagine per l’ex sindaco Stefano Bruni

La Procura di Como (pubblici ministeri Mariano Fadda e Simona De Salvo) ha chiuso una lunga indagine che era ruotata intorno ad una serie di fallimenti di società – tra cui la concessionaria Sca di Rebbio – e che aveva finito con il coinvolgere l’ex sindaco Stefano Bruni per la sua attività professionale.
Sono 10 le persone finite con l’essere iscritte sul registro degli indagati con accuse che vanno (a vario titolo a seconda dei soggetti coinvolti) dall’aver causato i dissesti delle società, aumentandone fittiziamente il capitale, al falso passando per accuse di truffa ai danni di un’altra concessionaria di auto dell’Erbese. All’ex sindaco di Como viene tra l’altro contestato anche l’aver concorso a cagionare il dissesto proprio della Sca protraendo l’attività  per circa un anno malgrado l’insolvenza ormai conclamata. E sempre Bruni viene accusato di essersi procurato – in concorso con l’ex presidente del Lecco, Daniele Bizzozero – un ingiusto profitto quantificato in 290mila euro consistito nell’aver ottenuto auto a credito senza però provvedere a pagarle. In pratica per la Procura, dopo aver ottenuto uno stock di autovetture per quel controvalore, avrebbero offerto in garanzia fidejussioni di una società specializzata nel settore finanziario che però non era abilitata a operare con i clienti privati.
Gran parte della storia finita nelle carte dei magistrati lariani ruoterebbe però attorno a fittizi aumenti di capitale fatti mediante titoli obbligazionari di una società di Vienna (la G-Diamonds GmbH).
Titoli che tuttavia erano privi di una effettiva consistenza in quanto garantiti da dotazioni di diamanti che in realtà sarebbero state inesistenti. Le varie contestazioni ai 10 indagati abbracciano un lasso di tempo compreso tra il 2014 e il 2016. Nelle accuse sono confluite anche le perizie di un iscritto all’albo dei revisori legali che avrebbe redatto degli elaborati attestando (per la Procura «falsamente») la veridicità delle obbligazioni che di volta in volta venivano tirate fuori per gli aumenti di capitali delle società che venivano acquisite.
Quanto fin qui scritto rappresenta le accuse che la Procura di Como avrebbe messo nero su bianco al termine delle indagini preliminari. Ora tuttavia la parola passa alle difese che avranno tre settimane di tempo per controbattere punto su punto alle contestazioni. Solo in seguito i magistrati decideranno se chiedere o meno il rinvio a giudizio per i 10 indagati.
8 Luglio 2018

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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