Fallimento Calcio Como: dalle carte il tentativo di intervenire nell’asta
Cronaca, Sport

Fallimento Calcio Como: dalle carte il tentativo di intervenire nell’asta

L'ex presidente Pietro Porro L’ex presidente Pietro Porro

Nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per gli ex dirigenti del Calcio Como, una ampia parte è dedicata al tentativo di intervenire nell’asta fallimentare del club per far cessare l’esercizio provvisorio e evitare l’esercizio di azioni di responsabilità con il pagamento del danno ingente arrecato alla fallita. Una strada complicata, in cui bisognava trovare una via per tentare di raggiungere il curatore fallimentare magari utilizzando i rapporti confidenziali tra gli indagati e chi ancora era nel Calcio Como.
Rapporti che in passato hanno consentito a Porro e Foti «di acquisire informazioni riservate ai fini di tentare di condizionare l’asta fallimentare e cercare di sfruttare la situazione di impasse venutasi a creare per la mancanza di offerte».
Il fine di questa azione, secondo la Procura di Como, era «il concludere un accordo transativo con la curatela a condizioni particolarmente vantaggiose» e partendo da condizioni privilegiate «rispetto ad altri potenziali partecipanti». Obiettivo che come è noto non fu raggiunto, visto l’approdo (non positivo per come si è concluso, ndr) della signora Essien.
Le voci che circolavano in città in quei giorni – quelle cioè di un interesse al fallito Calcio Como da parte della vecchia dirigenza – ora trovano conferme negli atti dell’inchiesta. E per arrivare all’obiettivo, sempre secondo l’accusa, ogni strada sarebbe stata percorsa, compresa quella di portare sponsorizzazioni per “ingolosire” le controparti: «Dove c…. li trova i soldi per andare avanti (il curatore, ndr)? E l’unico modo per poter andare avanti è che lui faccia la transazione con me», dice Porro in una intercettazione. E ancora: «Cioè, il mese glielo faccio tirare avanti io… hai capito? Cioè, gli faccio una sponsorizzazione di 100mila euro».
Il Calcio Como, infatti, in quei giorni di gennaio 2017 cui fanno riferimento queste intercettazioni, è in regime di esercizio provvisorio e far quadrare i conti, per il curatore, non è affatto facile.
Anche se poi – come detto – l’approdo della Essien farà saltare il banco, facendo venir meno quella convinzione più volte ripetuta che «tanto non si presenterà nessuno».
E, sempre nelle carte dell’inchiesta, si comprende il perché del sequestro preventivo di Orsenigo giunto all’improvviso il 5 aprile 2017.
Nelle perquisizioni del 22 marzo 2017 venne recuperato dalla finanza un documento datato 21 giugno 2016 sottoscritto da Porro e recante la scritta “Patto d’opzione”.
Si tratterebbe di una opzione d’acquisto del centro sportivo a favore di una società terza dietro il pagamento di un corrispettivo di 1 milione e 200mila euro. Tra le clausole quella che l’opzione avrebbe dovuto essere esercitata solo relativamente agli immobili nel loro complesso (e non a parte di essi) e che era valida fino al 30 aprile 2017. Da qui la necessità di agire il prima possibile con il sequestro di Orsenigo.
M.Pv.

11 gennaio 2018

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