Fallimento Calcio Como. Dalle perquisizioni ai “domiciliari”: i mesi caldi dell’inchiesta
Cronaca, Sport

Fallimento Calcio Como. Dalle perquisizioni ai “domiciliari”: i mesi caldi dell’inchiesta

Perché una ordinanza di custodia cautelare a mesi di distanza dalle perquisizioni?
Quale era la necessità istruttoria, con l’indagine ormai avanzata, tale da rendere urgente la privazione della libertà degli indagati? La risposta potrebbe nascondersi in due episodi avvenuti recentemente che avrebbero fatto “scattare” l’esigenza di una custodia cautelare.
Il primo sarebbe l’insinuazione al passivo fallimentare del Calcio Como non di un creditore privato qualsiasi, bensì della S3c, la società cioè che deteneva il 99% delle quote della squadra di calcio. Insinuazione dettata dal mancato pagamento di fatture per operazioni che tuttavia, per la Procura di Como, erano in realtà «inesistenti».
Il secondo episodio sarebbe ancora più recente, cioè datato ottobre 2017 e avrebbe riguardato il ricorso presentato dalla S3c per l’ammissione al concordato preventivo. Giova infatti ricordare che sul capo della srl che controllava il Como , pende una istanza di fallimento avanzata dal procuratore capo Nicola Piacente. Bene, in quel ricorso per il concordato gli amministratori della società avrebbero dato per conclusa una transazione con una banca del territorio che in realtà conclusa non era affatto, prospettando così «un dato parzialmente falso» essendo le «trattative ancora in corso», come confermato alla Procura dallo stesso direttore dell’istituto di credito. Un passaggio questo per nulla secondario, tanto che lo stesso gip nella motivazione della misura scrive che questi comportamenti recenti degli indagati testimonierebbero che «qualora si presentasse l’occasione giusta, non avrebbero remore ad agire in spregio della legge».
Infine c’è la questione di cui abbiamo scritto ieri, relativa al cambio di rotta nel tentativo di salvare la S3c dall’istanza di fallimento. L’iniziale via del concordato è stata sostituita da quella di un accordo di ristrutturazione del debito su cui si attende per queste settimane una risposta. Serve l’assenso di almeno il 60% dei creditori. Nell’accordo dovrebbe rientrare anche il centro sportivo di Orsenigo.
Campo di allenamento per cui i legali di Porro e Foti avrebbero dovuto presentare una istanza per chiederne il dissequestro. Una strada che ora, dopo gli ultimi accadimenti, appare difficile da percorrere.

11 gennaio 2018

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