Fallimento del 2016, chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti del vecchio Calcio Como

Calcio Como Tribunale di Como

Passato il periodo riservato alle difese, poco è cambiato. Così la Procura lariana (pubblico ministero Pasquale Addesso) ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare Carlo Cecchetti il rinvio a giudizio dei vertici del fallito Calcio Como. L’udienza è già stata fissata e si terrà il prossimo 21 giugno. Le carte sono rimaste sostanzialmente le stesse che a inizio maggio portarono alla chiusura delle indagini preliminari sul fallimento del Calcio Como, società cittadina che aveva chiuso i battenti con la sentenza del giudice Marco Mancini del 21 luglio 2016. Sono otto le persone finite nella lente del magistrato.

Oltre ai nomi che già si sapevano iscritti sul registro degli indagati, ovvero il presidente di allora Pietro Porro, il vicepresidente Flavio Foti, il consigliere Fabio Bruni, il presidente della S3c – titolare del 99% delle quote del Calcio Como – Guido Gieri (nel periodo dal 28 novembre 2011 all’8 aprile 2013) e il suo successore Stefano Roda, la Procura ha poi aggiunto i nomi di alcuni professionisti che seguirono le due società, il Calcio Como e la S3c. Stiamo parlando dei commercialisti Giovanni Puntello e Fabrizio Milesi. Indagato infine anche Franco Pagani, sindaco unico della S3c, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe omesso di esercitare i doveri di controllo.

La premessa, oggi come tre settimane fa, è d’obbligo: siamo solo alla richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla Procura e che dovrà ora essere vagliata dal giudice delle indagini preliminari di Como. La vicenda è nota, ed è quella del fallimento del club decretato nell’estate del 2016. Per la Procura si tratterebbe di un crac causato dalla «distrazione e dissipazione» del patrimonio della società. Ruotano attorno a queste contestazioni la cessione del centro sportivo di Orsenigo e la compravendita del marchio. Nel mirino anche la protrazione dell’attività dopo aver azzerato il patrimonio sociale e nonostante la presenza di uno stato conclamato di insolvenza già al 30 giugno 2013, aggravando così il dissesto di altri 2 milioni e 600mila euro. Ai commercialisti viene invece contestata la presunta consapevolezza delle fatture per operazioni inesistenti scambiate tra il Calcio Como e la S3c

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