Fallimento del Calcio Como: la Procura presenta il conto
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Fallimento del Calcio Como: la Procura presenta il conto

Il tribunale di Como Il tribunale di Como

La Procura di Como presenta il conto. Il pubblico ministero Pasquale Addesso ha terminato le indagini sul fallimento del Calcio Como, società cittadina che aveva chiuso i battenti con la sentenza del giudice Marco Mancini del 21 luglio 2016. Sono otto le persone finite nella lente del magistrato.

Oltre ai nomi che già si sapevano iscritti sul registro degli indagati, ovvero il presidente di allora Pietro Porro, il vicepresidente Flavio Foti, il consigliere Fabio Bruni, il presidente della S3c – titolare del 99% delle quote del Calcio Como – Guido Geri (nel periodo dal 28 novembre 2011 all’8 aprile 2013) e il suo successore Stefano Roda, ora la Procura ha aggiunto anche i nomi dei professionisti. Stiamo parlando dei commercialisti delle due società, Giovanni Puntello e Fabrizio Milesi. Indagato infine anche Franco Pagani, sindaco unico della S3c, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe omesso di esercitare i doveri di controllo.

La premessa è d’obbligo: siamo solo all’atto ci conclusione delle indagini che è stato notificato alle parti nelle scorse ore. Ma ora tutti gli indagati avranno venti giorni di tempo per fornire al pm la loro versione, anche chiedendo di essere interrogati. Solo in seguito la Procura deciderà se proseguire o meno nell’azione a carico delle persone che al momento risultano iscritte. La vicenda è nota, ed è quella del fallimento del Calcio Como decretato nell’estate del 2016. Per la Procura si tratterebbe di un crac causato dalla «distrazione e dissipazione» del patrimonio della società di calcio. Ruotano attorno a queste contestazioni la cessione del centro sportivo di Orsenigo e la compravendita del marchio, con operazioni «più onerose per la fallita in assenza di qualsiasi utilità».

Nel mirino anche la protrazione dell’attività dopo aver azzerato il patrimonio sociale (senza ripianare, ricapitalizzare o liquidare) e nonostante la presenza di uno stato conclamato di insolvenza già al 30 giugno 2013, aggravando così il dissesto di altri 2 milioni e 600 mila euro oltre ai già registrati 6 milioni e mezzo. Ai commercialisti viene invece contestata la presunta consapevolezza delle fatture per operazioni inesistenti scambiate tra il Calcio Como e la S3c. Reati, questi ultimi, compresi tra il 2012 e il 2016. La parola, ora, passa agli avvocati delle difese.

M.Pv.

3 maggio 2018

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Mario Rapisarda

Mario Rapisarda mrapisarda@corrierecomo.it


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