Fallimento del Casinò di Campione. Al vaglio le prime 200 domande

Campione d'Italia

ieri mattina, per iniziare a “setacciare” le 212 domande di insinuazione allo stato passivo del Casinò di Campione d’Italia. Un passo che segue la proposta di stato passivo presentata dai curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como, ovvero Elisabetta Brugnoni, Sandro Litigio e Giulia Pusterla.
Sono state analizzate le prime 202 posizioni, anche se il giudice – Alessandro Petronzi – si pronuncerà sono a fine marzo. Giorno in cui verrà cristallizzata la situazione (e l’eventuale ammissione) delle domande tempestive. È stata intanto fissata anche una ulteriore data, ad aprile, per le domande cosiddette “tardive” che però – nel caso del fallimento della casa da gioco – sono importanti visto che riguardano i quasi 500 dipendenti licenziati il 31 dicembre. Tutti da ammettere al privilegio e ai quali si dovranno pagare stipendi arretrati e liquidazioni. Ma questa è un’altra storia di cui ancora non si conoscono i contorni precisi.
Diverso il caso, come detto, delle domande tempestive che sono già sul banco del giudice delegato. Sono state 202 (su 212 creditori) quelle analizzate ieri. I numeri – racchiusi nelle 43 pagine firmate dai curatori – parlano di circa 73 milioni di debiti del Casinò, e di questi oltre 9 milioni privilegiati e quasi 64 milioni chirografari. I curatori ne avevano esclusi poco più di 8 milioni, visto che le domande presentate erano state per 81 milioni 994mila euro.
Diversa era però la ripartizione, dato che ben 38 milioni erano stati presentati dai creditori come privilegiati, mentre 43 milioni come chirografari. Una delle sorprese più grandi era stata la proposta dei curatori di non ammettere al privilegio i crediti del Comune di Campione d’Italia: 20,357 milioni di euro che erano stati dirottati al chirografo. In pratica, secondo la tesi dei curatori, se è vero che il Comune aveva diritto a riscuotere le quote degli incassi sulla base della convenzione stipulata, è altrettanto vero che queste stesse quote fossero un «finanziamento al socio», giustificabile sin quando le cose andavano bene. E a Campione le cose non andavano bene.

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