Falsa fidejussione, Como e Gentile nel mirino

alt La vicenda della scorsa estate
La Procura di Firenze indaga sulla questione dopo la denuncia della Lega Pro

Il presidente del Calcio Como all’epoca dei fatti contestati che riguardano la scorsa estate (che dunque dovrebbe essere Amilcare Rivetti, e non l’attuale Pietro Porro) sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Firenze in merito alle vicende legate alle false fidejussioni presentate per l’iscrizione

al torneo 2012-2013 della squadra.
La notizia, rilanciata ieri dalle agenzie, parla dell’ipotesi di reato di tentata truffa in concorso e simulazione di reato. Con l’allora presidente del Como (che era pure legale rappresentante), anche quelli delle altre società di Lega Pro che presentarono le stesse fidejussioni non regolari, ovvero Chieti, Casale, Treviso, Bellaria e Avellino, hanno subìto la stessa sorte.
Tra l’altro, comunicano sempre le agenzie, anche il campione del mondo di Spagna 1982 Claudio Gentile sarebbe finito nel mirino della Procura toscana e proprio in seguito alla vicenda del Calcio Como, in quanto avrebbe presentato e messo in contatto il club azzurro con i broker che materialmente realizzarono i documenti incriminati. La sua casa sarebbe stata perquisita.
La vicenda è nata da una denuncia-querela presentata dal legale rappresentante della Lega Pro alla Questura di Firenze. Lo scorso ottobre, il nuovo presidente Porro, Amilcare Rivetti e Daniele Brunati furono chiamati in Toscana ma vennero sentiti come persone informate sui fatti, quindi non come indagati.
Anzi, per la verità ad essere sentito fu solo Amilcare Rivetti. Ma ad oggi, sottolineano in via Sinigaglia, il club lariano non ha subìto alcuna perquisizione e tanto meno sono giunti avvisi di garanzia a carico di alcun esponente della società. Questo non vuol dire, ovviamente, che non possano esserci degli indagati come riportato ieri dalle agenzie.
Secondo la tesi dell’accusa, la tentata truffa e la simulazione di reato nascerebbero dal fatto che le false fidejussioni sarebbero state presentate per risparmiare sulla quota di iscrizione al campionato, mentre gli stessi club dopo l’apertura dell’inchiesta sarebbero corsi ai ripari denunciando di essere stati raggirati. Cosa che in effetti il Como fece, fascicolo poi girato per competenza alla Procura di Pescara dove però la vicenda è ancora aperta e vede la società lariana come parte lesa. Un particolare curioso, questo, visto che per uno stesso fatto il Como è trattato da una parte come vittima e dall’altra come carnefice.
La vicenda, insomma, è assai complessa e delicata. Per questo la chiosa è affidata all’avvocato del club, il legale Fabrizio Diana. «Allo stato attuale non ci sono state perquisizioni e non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale dalla Procura di Firenze, anche se questo non vuol dire che non ci sia un’indagine con degli indagati – dice Diana – Non capisco proprio cosa ci possa essere contestato. Il tentativo di truffa e la simulazione di reato mi sembrano cadere al confronto del materiale che abbiamo prodotto. Il Como ha pagato i broker e la banca con assegni circolari che sono stati incassati, anche di importi notevoli. Non capisco come si possa dire che abbiamo simulato. Il Como ha subito un danno economico rilevante e sapeva che eventuali fidejussioni false avrebbero portato a penalizzazioni e guai in campionato. E per questo avrebbe pagato pure dei soldi?».
«C’è poi un altro fattore – chiude Diana – Gli assegni circolari sono stati emessi in maniera regolare da banche. È difficile credere che tutto questo possa essere stato preparato ad arte per simulare un reato».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Un particolare della fidejussione non regolare presentata dal Como a inizio stagione

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