False revisioni di automobili. Dieci patteggiamenti e due condanne

Due rinvii a giudizio al 16 febbraio 2016. Due condanne in rito abbreviato rispettivamente a un anno e a un anno e mezzo. Dieci infine i patteggiamenti con pene che vanno da un anno e sei mesi a due anni.
Si è chiusa così ieri mattina l’udienza preliminare su una maxi-inchiesta che aveva riguardato una serie di falsi certificati di revisione di automobili rilasciati da una compiacente officina di Mozzate.
Una storia complicata che aveva tirato in ballo anche personaggi vicini alla ‘ndrangheta con la loro forza di persuasione nel convincere altre officine (una decina in tutto) a mandare ulteriori auto a Mozzate per allargare il giro delle false revisioni.
L’inchiesta – chiamata “Operazione San Marco” – era partita da Busto Arsizio, guidata dal pubblico ministero Pasquale Addesso, sostituto procuratore nel frattempo trasferito a Como e che si è dunque ritrovato il fascicolo sul tavolo proprio in tempo per l’udienza preliminare di ieri mattina di fronte al gup Ferdinando Buatier de Mongeot.
Molti degli indagati avevano già definito la loro posizione, mentre ieri si è discusso di quindici posizioni. Uno solo il non luogo a procedere, mentre tutti gli altri imputati sono stati definiti come detto in avvio. Due i rinvii a giudizio, tra cui quello del personaggio più in vista dei 15 in aula, ovvero un 57enne nato a Seminara (Reggio Calabria) e domiciliato a Samarate.
Secondo la tesi accusatoria, attorno all’officina di Mozzate sarebbe ruotata tutta una serie di falsi tagliandi di revisione rilasciati ad autovetture mai veramente controllate. Il gruppo si premurava anche di recuperare ulteriori auto da revisionare anche da altre officine della zona, e l’obolo da pagare per questi “servizi” si aggirava attorno a cifre pari al 10 o al 20% dell’importo totale della pratica.
Tra i reati contestati a vario titolo non c’è solo il falso o la corruzione, ma anche l’associazione per delinquere.

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