False verità, se ne parla giovedì all’Insubria

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Una giornata di studio e riflessione aperta a tutti sul fenomeno delle false verità: è organizzata dal professor Massimo Caccia e dalla Scuola di Dottorato del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia di Como, giovedì 7 febbraio dalle 10 alle 17 nelle aule di via Valleggio 11. «Il vero delle false verità» si propone di analizzarne la dinamica, la diffusione, l’aspetto legislativo e normativo, l’impatto sulla società e la professionalità degli attori coinvolti.

Sono previsti interventi di: Paolo Attivissimo, giornalista, blogger e «cacciatore di bufale»; Giancarlo Ruffo, informatico dell’Università di Torino; Walter Quattrociocchi, informatico di Cà Foscari, Venezia; Barbara Pozzo e Maria Cristina Reale, giuriste dell’Università dell’Insubria; Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Spiega Attivissimo: «Internet offre a ciascuno di noi un potere di verifica senza precedenti nei confronti delle notizie. Partendo da esempi concreti, presi dai media tradizionali oltre che da Internet, presento le sorprendenti ragioni psicologiche, sociali ed economiche che alimentano le bufale e le fake news e hanno portato a un calo di attendibilità del giornalismo tradizionale. E propongo alcune regole pratiche e tecniche d’indagine informatica alla portata di tutti per orientarsi meglio fra fatti e fandonie sia nelle testate giornalistiche tradizionali che nei siti internet».

«C’è un’emergenza, oggi, nel mondo dell’informazione che non è quella dell’abolizione dell’Ordine dei giornalisti – dice Alessandro Galimberti – L’emergenza, oggi, è l’impunità civile e penale sul web. I giornalisti rispondono a Carte deontologiche ben precise e, nello svolgimento del loro lavoro, sanno bene di avere una responsabilità sociale e giuridica che sul web non esiste. Io auspico la nascita di un movimento di opinione che solleciti una regolamentazione nazionale che preveda sanzioni efficaci nei confronti di chi insulta, minaccia, istiga a delinquere o diffonde false notizie sul web e che, a tutt’oggi, resta sistematicamente impunito».

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