Falsi contratti di lavoro per i permessi di soggiorno degli immigrati, in manette un tunisino e un italiano
Cronaca

Falsi contratti di lavoro per i permessi di soggiorno degli immigrati, in manette un tunisino e un italiano

Le volanti della polizia

Procuravano falsi contratti di lavoro, con tanto di buste paga fittizie, agli immigrati che dovevano ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, pretendendo in cambio denaro, con tariffe ben precise: mille euro per un falso contratto di lavoro, 600 euro per un certificato di residenza, 300 per una dichiarazione di ospitalità e 100 euro per una busta paga fittizia.
È un giro d’affari vasto, stimato in oltre 200mila euro, quello portato alla luce dalla Squadra mobile della polizia di Stato di Como, che questa mattina ha arrestato due persone.
Le manette sono scattate ai polsi di Rafik Touati, tunisino di 49 anni, residente nel capoluogo lariano, presunto artefice di questa organizzazione.
Il secondo arrestato è Elia Filippo, 33 anni, nato a Palermo ma residente a Ramponio Verna e già in carcere a Monza per una rapina. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il 33enne non soltanto si prestava a fare il finto datore di lavoro ma reclutava anche altre persone disposte a firmare falsi contratti di assunzione.
Per entrambi, le accuse sono di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, falso e induzione in errore di pubblico ufficiale.
Gli stranieri venivano assunti per lo più come domestici e venivano obbligati anche a versare i contributi all’Inps per non destare sospetti.
I finti datori di lavoro – 26 quelli individuati dagli inquirenti, in gran parte persone prive di reddito e dedite all’uso di alcol o droga – ottenevano un compenso di 200 euro. Gli agenti hanno effettuato inoltre 13 perquisizioni e accertato trasferimenti di denaro eseguiti dal tunisino in patria per almeno 200mila euro.
«Avevano messo in moto un sistema ben architettato che siamo riusciti a scoprire e fermare – afferma Sergio Papulino, dirigente della Squadra mobile della Questura di Como – evitando così che altri soggetti, che non ne avevano diritto, ottenessero illecitamente il permesso di soggiorno».
Nel complesso, sono 130 le persone denunciate a piede libero, tra cui le decine di immigrati che si sarebbero rivolti al tunisino e le persone che avrebbero collaborato con lui, ad esempio nella produzione dei documenti falsi, nella trasmissione per via telematica all’Inps delle assunzioni fittizie, nella sottoscrizione delle dichiarazioni di ospitalità e altro ancora. Con i contratti di lavoro fittizi e le attestazioni di domicilio, gli extracomunitari si presentavano all’ufficio immigrazione di Como ottenendo il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Como, è scattata due anni fa, dopo la denuncia presentata da uno straniero che aveva versato 4mila euro al tunisino per ottenere il permesso di soggiorno grazie a documenti di lavoro falsi consegnati all’ufficio immigrazione. Il tunisino aveva poi preteso altri soldi dallo straniero, minacciando di non restituirgli il passaporto.
Gli stranieri che hanno ottenuto in tal modo, con documentazione fittizia, il permesso di soggiorno sono stati segnalati agli uffici immigrazione per l’eventuale revoca del permesso ottenuto oppure per respingere le richieste di rilascio nel frattempo presentate.

 

12 marzo 2018

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Marcello Dubini

Marcello Dubini mdubini@corrierecomo.it


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