Fantasmi a suon di reggae sul lungolago con i “Tre Allegri Ragazzi Morti”

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La band di Pordenone stasera è al Tempio Voltiano

In attesa del concerto dei Baustelle, all’Arena del Teatro Sociale l’11 luglio, il festival “Como Città della Musica” ospita oggi gratis alle 22.30, al Tempio Voltiano, i “Tre Allegri Ragazzi Morti”, per un atteso live organizzato in collaborazione con il Temple Bar di Como e Auto Rock Produzioni.
Del nuovo disco che li porta a Como, Nel Giardino dei Fantasmi, uscito per l’etichetta indipendente “La Tempesta”, abbiamo parlato con Enrico Molteni, uno dei tre ragazzi friulani in

maschera: «In questo album – racconta il bassista – come nel precedente, Primitivi del futuro, abbiamo voluto lavorare con il produttore reggae Paolo Baldini. Cercavamo nuove direzioni che sbilanciassero anche lui per un disco folk pieno di colori».
Anche voi tornate alla tradizione.
«Da piccolo seguivo tutto. Oggi, sinceramente, non riesco a capire se esiste una corrente principale. È vero che dall’America arrivano sempre grandi dischi e che il folk sta vivendo un grande momento, ma qui da noi questo genere è sempre visto come una cosa vecchia. E in fin dei conti noi non siamo più così giovani».
Ma vi salvate con le maschere che non hanno età.
«È una trovata per avere sempre attenzione su di noi. Che è la stessa cosa che volevamo creare con il nuovo album perché non ci piace soddisfare solo qualche nicchia. Alla fine credo che ci siamo riusciti».
Un disco più vario dei precedenti è più difficile da suonare live?
Nella prima parte della scaletta lo facciamo quasi tutto. Certamente prima di trovare certi automatismi abbiamo avuto bisogna di rodare più a lungo i brani».
Jovanotti vi ha dato una mano.
«È sempre stato gentile con noi e ogni volta che facevamo un disco nuovo ci mandava i suoi complimenti. Questa volta, nel suo primo tour negli stadi, ci ha voluto con lui e non potevamo certo dirgli di no. Abbiamo accettato l’idea di far incontrare due intenzioni diverse; è stata una palestra che ci ha fatto tirare fuori muscoli che non sapevamo nemmeno di avere».
Il vostro nome arriva dai fumetti di Davide Toffolo.
«Sì, è il nostro cantante e chitarrista, ed è anche un grande disegnatore. Prima di dare vita alla band aveva creato il fumetto dei “5 allegri ragazzi morti”, storia di zombie dal cui immaginario è poi nato il gruppo. Ci piace il concetto assurdo dei supereroi, che essendo morti hanno regole diverse dagli umani. È divertente e ci permette di dire cose che non tutti possono dire».
Voi arrivate dalla gavetta di Pordenone, la città del punk. Cosa pensate dei talent show in tv?
«La mia visione non è ancora completa. È un discorso complesso, che attira attenzione sulle canzoni ma solo su un certo tipo di musica. Per noi la televisione è il nemico numero uno, ma bisogna ammettere che è uno strumento molto potente. Anche i più talentuosi non hanno tempo di mettere a fuoco un proprio percorso e il successo, come diceva Pasolini, non è una cosa buona per l’uomo».
Voi, per non sbagliare, vi mascherate, un po’ come i Kiss.
«Ci piace moltissimo non essere riconoscibili, è una protezione nei confronti della nostra quotidianità. Recentemente, al compleanno dei Lombroso, un gruppo rock milanese, Morgan ha messo una delle nostre maschere e ci ha detto: “Ragazzi, voi si che avete capito tutto”».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
I “Tre Allegri Ragazzi Morti” sono Luca Masseroni alla batteria e percussioni, Enrico Molteni al basso elettrico e acustico e Davide Toffolo alle chitarre elettriche e acustiche, oltre che alla voce. Alcune chitarre nell’album sono state suonate da Andrea Maglia (che sta seguendo il trio nella sua lunga tournée dal vivo)

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