Farmacie, “condannato” il Comune di Como. Dovrà riassumere due dirigenti

Insegna farmacia

Il giudice del Lavoro di Como, Marco Mancini, ha «condannato» mercoledì scorso il Comune capoluogo a «riammettere in servizio», con la «qualifica dirigenziale», le due farmaciste trasferite – oltre un anno fa – nell’organico della farmacia Sovarzi, a Muggiò. Secondo il dispositivo della sentenza, il reintegro deve avvenire a far data dal 17 febbraio 2014.
Per Palazzo Cernezzi si tratta di un’autentica tegola, con implicazioni molto complicate e potenzialmente pesanti.
Per capire che cosa sia accaduto e, soprattutto, che cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi, bisogna fare un passo indietro, al 2013, quando il Comune di Como decise di vendere le due farmacie di sua proprietà per mettere a posto il bilancio.
In una delle due farmacie, quella di Muggiò, lavoravano due professioniste assunte molti anni prima con un concorso per dirigenti.
Nel 2002, all’atto del passaggio della gestione delle farmacie comunali alla Csu, nel contratto delle due donne era stata inserita una clausola di salvaguardia. Clausola che prevedeva espressamente il reintegro nell’organico comunale in caso di cessione delle attività.
Proprio questa clausola è stata il grimaldello utilizzato dal legale delle due farmaciste, l’avvocato Giuseppe Gallo, davanti al giudice del Lavoro.
Al momento della vendita al privato, infatti, il Comune aveva chiesto e ottenuto l’assunzione delle due farmaciste per almeno un anno e concesso per questo motivo, agli acquirenti, uno sconto sul prezzo: da 700mila a 550mila euro.
«Io stesso – dice adesso l’avvocato Gallo – avevo tentato all’epoca una conciliazione, rifiutata però dal Comune. Era del tutto chiaro che con il trasferimento per un anno in capo agli acquirenti le due farmaciste sarebbero state esposte al licenziamento. La farmacia di Muggiò è piccola e può essere gestita dai proprietari senza bisogno di altro personale».
La decisione del giudice Mancini, contro cui con ogni probabilità il Comune farà ricorso, apre una serie di questioni molto spinose. La prima delle quali è del tutto evidente: come si concilia lo “sconto” di 150mila euro concesso agli acquirenti con il fatto che le due farmaciste sono state reintegrate dalla data della cessione dell’attività?
In sostanza, il motivo per cui Palazzo Cernezzi ha ridotto il prezzo di acquisto è venuto meno con la sentenza del giudice del Lavoro. E il municipio del capoluogo è ora esposto all’ipotesi di danno erariale.
Altro particolare interessante: prima di decidere la riannessione in servizio delle due dirigenti, il magistrato lariano ha verificato la sussistenza dei requisiti di bilancio. Ha cioè provato che il rientro in organico delle farmaciste non fa superare al Comune di Como i limiti imposti dalle norme sulla spending review.
Da. C.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.