Fasci di neutroni per combattere i tumori

Sala operatoria

Prosegue il cammino di una invenzione pensata anche grazie a studiosi lariani. Il Neutron Brush è un apparato per la radioterapia intra-operatoria finalizzata alla cura dei tumori di tipo solido. Lo ha realizzato TheranostiCentre, start up che vede il fisico dell’Università dell’Insubria Maurizio Martellini come direttore scientifico. Gli chiediamo quale sia lo stato d’avanzamento del progetto.
«Negli ultimi mesi ci siamo concentrati sulla realizzazione del prototipo e sulla strutturazione del prodotto finale. L’apparecchiatura verrà usata nelle sale operatorie per irradiare, dopo la resezione chirurgica, il letto dei tumori solidi, anche in stato avanzato, con una irradiazione a neutroni somministrata in un’unica soluzione, alla quale, a seconda del tipo di tumore, potranno poi seguire eventuali cicli di radioterapia esterna. Sul prototipo che stiamo realizzando con Enea al Centro di ricerca del Brasimone, vicino a Bologna, ci sono stati notevoli progressi a livello sia di calcolo sia di soluzioni innovative. Assieme alla divisione di oncologia del Policlinico di Bari dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, siamo giunti alla conclusione che la radioterapia innovativa da noi proposta e denominata nIORT (con tre brevetti europei) è l’evoluzione tecnologica di una pratica clinica già nota come brachiterapia a neutroni. La brachiterapia a neutroni, attualmente poco usata, utilizza un radioisotopo estremamente costoso, anche nelle piccolissime quantità necessarie (pochi microgrammi), che ha la capacità di emettere neutroni. Questo radioisotopo viene introdotto nella zona tumorale mediante aghi allo scopo di uccidere le cellule tumorali. Non dimentichiamo che la pratica di inserimento di questi aghi è complessa e lascia nel paziente sorgenti radioattive, sia pur minime».
«In collaborazione con il Dipartimento di Farmacia della Kingston University di Londra – prosegue Martellini – si è anche studiato la possibilità di rafforzare il potere terapeutico della nIORT tramite un innovativo idrogel biocompatibile, da noi registrato con brevetto europeo, che si amministrerà sul letto tumorale a seconda dei protocolli clinici. Vi è una evidenza clinica dell’importanza di sostanze radiosensibilizzanti per la terapia anti tumorale».
Come funzionerà l’apparecchio?
«Il tempo di irradiazione sarà estremamente limitato, della durata di una decina di minuti o meno, a secondo del tipo di tumore e questo permetterà al tempo stesso da un lato di aumentare il numero di pazienti che potranno beneficiare di questa radioterapia, dall’altro di ridurre sensibilmente i costi per il Servizio Sanitario Nazionale. La tecnologia da noi proposta permette di sterilizzare il letto del tumore solido dalle potenziali cellule cancerogene dormienti che generano metastasi e che non possono essere trattate successivamente, né con la radioterapia tradizionale, né con la chemioterapia. L’apparato agirà come una spazzola neutronica il cui fascio di neutroni, di circa 1 cm di diametro, verrà emesso in prossimità del letto tumorale tramite una parte dell’apparecchiatura la cui progettazione è in fase di finalizzazione. A tale proposito ci stiamo avvalendo di un progettista americano, uno dei massimi esperti di questa tipologia di generatori di neutroni a livello mondiale. Stiamo completando i disegni ingegneristici dettagliati del generatore, sulla base dei quali i tecnici e gli ingegneri nucleari di Enea al Brasimone realizzeranno il prototipo del NeutronBrush nel giro di un anno. Una volta acceso e constatata la sua funzionalità l’apparecchiatura potrà poi essere validata e certificata dagli organi competenti e autorizzata. A questo punto il prototipo potrà affrontare l’industrializzazione e la commercializzazione a livello internazionale».
Perché vi ritenete competitivi?
«L’apparato è attualmente unico a livello mondiale e, una volta industrializzato e commercializzato, avrà un costo inferiore rispetto ad altre apparecchiature radioterapiche, e un’efficienza terapeutica molto più elevata, diciamo di oltre il 50% e costi operativi ridotti di circa il 20%».
Martellini, quale è la principale difficoltà operativa?
«Come per la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane che si occupano di progetti basati su una ricerca, anche se ampiamente innovativa, la maggiore difficoltà è il reperimento dei fondi che servono per proseguire nella complessa attività di ricerca e sviluppo».

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