Fase 2, mercati e ristoratori: cresce il malumore in attesa di regole certe

mercato di como

La possibile riapertura anticipata di bar, negozi, ristoranti, estetisti e parrucchieri in Lombardia resta vincolata ai protocolli di Palazzo Chigi, attesi per domani. «Il governo ha confermato che dal 18 maggio un po’ tutte le attività riapriranno. Spero che le linee guida per la sicurezza a cui si lavora a Roma, da diversi mesi con ben 450 esperti, arrivino presto. Solo così potremo organizzarci anche e soprattutto sulla base dei dati epidemiologici della Lombardia». Così ha scritto su Facebook ieri il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. Che non esclude la possibilità di una ripresa anticipata di alcune attività, ma ribadisce l’importanza di valutare e conoscere le condizioni e i numeri del contagio.
Il mercato mercerie
Per fotografare la situazione di incertezza basti richiamare alcuni casi simbolo.
Il primo. Riaprire in sicurezza anche il mercato mercerie sotto le mura di Como: è la richiesta avanzata all’amministrazione lariana da Confesercenti, a nome di tutti gli ambulanti della città. «Il mercato mercerie non si tiene ormai da più di due mesi – hanno detto ieri i rappresentanti dei commercianti – In esso sono presenti oltre duecento imprese con duecento famiglie, altrettanti collaboratori e dipendenti. Per molti operatori, questo mercato che si tiene martedì, giovedì e sabato, rappresenta la maggior fonte di entrate per la propria azienda. Ad alcuni, nonostante la regolarità della richiesta, non è ancora arrivato nemmeno il bonus di 600 euro».
Sui tempi di riapertura regna l’incertezza. Gli ambulanti dell’Anva Confesercenti, l’associazione commercio su aree pubbliche, ritengono invece che il mercato possa riprendere utilizzando alcune misure di sicurezza: banchi di vendita con teli laterali che ne garantiscano la separazione, presenza dietro al banco di massimo due operatori, distanziamento di almeno un metro tra le persone, obbligo di mascherine e guanti per tutti gli operatori, obbligo di sanificazione dei banchi vendita, messa a disposizione di guanti e gel igienizzante per la clientela, presenza di volontari riconoscibili con lo scopo di evitare assembramenti. «Chiediamo in particolare di sospendere il pagamento della Tosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico, per tutto il 2020. Se nel corso di questa settimana non si arriverà a una chiara decisione – concludono gli ambulanti – ci troveremo martedì 19 maggio per un flash mob di protesta».
«Il Comune di Como studi come ampliare l’area del Mercato Mercerie non solo limitandola alla zona di Porta Torre e le mura ma estendendola a largo Miglio, piazza Vittoria, via Carducci, la parte iniziale di via Volta, l’area antistante San Donnino, piazza Medaglie d’Oro. Solo così, con un mercato diffuso, si può avere un mercato più sicuro. Ma bisogna fare presto: centinaia di attività sono a rischio», ha commentato ieri il consigliere comunale del Pd Gabriele Guarisco.
La ristorazione
Un altro settore a forte rischio economico è la ristorazione: un’azienda su tre rischia di chiudere definitivamente. L’allarme è stato lanciato nella trasmissione Etg+ Antivirus da Alberto Luca Somaschini, presidente dell’Unione Cuochi della Lombardia. «La crisi sta mettendo in ginocchio il 30% delle imprese e delle attività del settore. Anche quando si potrà riprendere, queste strutture rischiano di non riuscire ad aprire. Soprattutto aziende che hanno fatto investimenti importanti per una riapertura primaverile: pensiamo, ad esempio, alle imprese che lavorano nel mondo della banchettistica e del catering. Hanno perso il 70-80% del fatturato previsto nei primi mesi dell’anno».
Lo conferma il presidente dell’Associazione Cuochi Massimiliano Tansini: «La situazione è confusa, mancano protocolli certi per riaprire. Il momento è delicatissimo. Molti non potranno riaprire anche perché i presìdi a tutela dei clienti e dei lavoratori sono comunque una voce di costo importante in un bilancio che rischia mancati introiti pesanti. Il nostro turismo era in forte espansione grazie agli stranieri. Ora invece la ripartenza dovrà contare sul turismo della domenica, sul turismo di prossimità. E non potremo garantire gli stessi posti di lavoro di prima, ergo la situazione è davvero drammatica anche perché la stagione sarà più corta del solito e dovremo riaprire con modalità diverse. Un esempio molto concreto: il tagliere di salumi e formaggi che richiede una certa convivialità tra i commensali. Impensabile con le norme igieniche nell’era del virus. Molte abitudini andranno quindi stravolte. Insomma non sono chiare le regole d’ingaggio per restare sul mercato: tante promesse ma pochi risultati. Dovremo tutti ripensarci come imprenditori, speriamo senza stravolgere l’eredità di tanti anni di lavoro proficui sul territorio».

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