Fashion Valley ticinese: non si arresta la migrazione al contrario dei grandi marchi

Bandiera Svizzera

La fuga dalla cosiddetta Fashion Valley del Canton Ticino non sembra conoscere fine. La riduzione di personale alla Hugo Boss nel 2015 e l’addio di Armani nel 2016 sono stati seguiti dalla partenza di Kering, gruppo mondiale del lusso, da quella di Gucci e ora pure di Tom Ford.
Il Mendrisiotto perde i suoi pezzi più pregiati laddove aveva costruito, dall’inizio del millennio, un polo unico con i maggiori brand internazionali della moda. C’era stato pure chi aveva trasferito la sua produzione in Canton Ticino. Una crescita rapida, veloce, quasi quanto l’inversione di marcia. Tutti pronti a fare le valigie ora, direzione Italia. Ma per quale motivo? La pressione fiscale rimane più alta nella terra del Tricolore rispetto alla Svizzera, eppure i marchi dicono bye bye ai rossocrociati.
Sul sito di informazione ticinonline.ch è proprio il gruppo Tom Ford a spiegare le motivazioni dell’imminente trasloco. Tra queste non sembra avere alcun peso la materia fiscale. «Tutto il prodotto dell’hub svizzero è distribuito in Italia e i tempi per rifornire i punti vendita negli ultimi anni si erano molto allungati» spiegano da Tom Ford su ticinonline.ch. Il trasloco permetterà di risparmiare dai quattro ai dieci giorni lavorativi nelle consegne.
Le esportazioni dei prodotti di lusso dall’Unione Europea godono inoltre di accordi privilegiati con Giappone, Corea e Canada ad esempio, a differenza dalla merce che arriva dalla Svizzera. «Il terzo e ultimo fattore che ci ha spinti a decidere di chiudere lo stabilimento di Stabio riguarda lo spostamento della merce non preferenziale – concludono da Tom Ford – che subisce dazi doganali quando importata in Svizzera, ma non quando arriva in Italia». Una doppia operazione doganale risparmiata grazie al trasferimento di uffici e produzione dall’altra parte del confine.

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