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«Fate il test del Dna a mio figlio». Toccano Como le indagini su Yara

Una madre avrebbe nutrito seri dubbi arrivando a informare un carabiniereLa vicenda emersa in queste ore è già chiusa: l’esito dell’esame è negativo(m.pv.) I contorni di quanto accaduto, per la verità non sono ancora molto chiari. Ma la triste vicenda di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate Sopra scomparsa nel novembre 2010 e poi trovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola, ha finito nelle scorse settimane con il toccare anche il territorio lariano.Il tutto perché una anziana madre avrebbe

contattato un carabiniere in servizio nella nostra provincia, chiedendo come comportarsi per un atroce dubbio che la logorava ormai da tempo: quello che il killer che tutta Italia cerca da anni potesse essere il figlio adottivo.Non un sospetto come un altro, perché la donna avrebbe poi contattato la procura di Bergamo che sta indagando sul delitto per chiedere di effettuare sul figlio il test del Dna.Ma andiamo con ordine, risalendo a qualche settimana fa, forse ancora prima. La mamma – che vive nel Milanese – vede sui giornali la foto dell’autista di Gorno (morto nel 1999) che per gli inquirenti sarebbe il padre biologico dell’assassino.Le somiglianze con suo figlio adottivo sono impressionanti.Almeno per l’anziana madre, che inizia a nutrire – non si sa bene in base a quali ulteriori elementi raccolti – un terribile sospetto, ovvero che sotto il proprio tetto possa convivere il killer che tutta l’Italia cerca da tempo.La donna non ci dorme la notte, poi si decide a rivelare il suoi terribili dubbi a un’amica che le consiglia di rivolgersi a un carabiniere che conosce e che presta servizio in provincia di Como.Una versione che viene confermata da Bergamo anche se il nome del militare è assolutamente top secret come pure il paese dove sarebbe avvenuto il contatto. Fatto sta che il carabiniere consiglia l’unica via possibile, ovvero rivolgersi proprio alla procura che indaga sulla morte di Yara.Il figlio finisce così nel fascicolo delle indagini per la morte della 13enne. Il test del Dna viene effettuato: all’uomo viene prelevato un campione di saliva nel corso di un controllo. Alla fine arriva l’esito tanto atteso e affidato ai Ris di Parma: non c’è alcun collegamento tra il figlio adottivo dell’anziana e il campione di Dna che farebbe ritenere il killer di Yara come il figlio illegittimo dell’autotrasportatore di Gorno.Una vicenda aperta e chiusa nel giro di poche settimane che ha toccato la nostra provincia. L’ennesima dimostrazione, comunque, di come gli inquirenti non tralascino alcuna pista pur di consegnare alla giustizia l’assassino della giovanissima ginnasta di Brembate scomparsa dopo essere uscita dal centro sportivo del paese in cui abitava.

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