Fatturati in calo per il tessile comasco. Diminuiscono le vendite all’estero

Cresce la cassa integrazione nel settore tessile lariano

Dopo cinque anni di crescita, il tessile comasco ha chiuso il 2016 con un fatturato complessivo in calo del 2,5% rispetto ai ricavi, già in flessione, registrati nel 2015.
Secondo i dati resi noti ieri dall’Osservatorio del Distretto tessile di Como, fatto 100 il valore del fatturato nel 2008, anno di avvio della crisi internazionale, i ricavi sono dapprima precipitati a quota 78,2 nel 2009, per poi cominciare una risalita durata, appunto, cinque anni, arrivando a sfiorare, nel 2014, i livelli pre-crisi (indice pari a 99,2). Da lì il distretto lariano ha cominciato a rallentare, scendendo a 97 nel 2015 e a quota 94,6 lo scorso anno.

«Dopo cinque anni ininterrotti di crescita siamo di fronte a un biennio di consolidamento dei risultati acquisiti da un settore fortemente orientato ai mercati internazionali», hanno spiegato ieri al Centro tessile serico di via Castelnuovo Guido Tettamanti, segretario del Gruppo filiera tessile di Unindustria Como, e Ilaria Sangalli della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo.
Proprio i mercati internazionali sono all’origine del calo di fatturato del 2016. Le vendite estere di tessuti hanno infatti registrato una flessione del 4,7% rispetto al 2015. «La diminuzione è maturata soprattutto in Francia, il cui settore del lusso resta, ad ogni modo, il primo mercato di sbocco del Distretto comasco – è stato evidenziato ieri – Evoluzione negativa delle vendite anche in altri Paesi europei, quali Spagna, Germania e Regno Unito, ed extra-europei, in primis Stati Uniti e Cina. In recupero, invece, le esportazioni lariane di abbigliamento, dopo la contrazione del 2015, che restano, tuttavia, su un livello inferiore a quello del 2014».
A soffrire maggiormente la congiuntura negativa del 2016 sono stati alcuni prodotti tipici dell’industria comasca: tessuti di seta, tessuti di fibre chimiche continue e cravatteria. Gli accessori tessili (sciarpe, scialli, foulard, stole, bandane) sono invece rimasti stabili sui livelli di fatturato del 2015.
Per quanto riguarda il prodotto serico (seta e fibre chimiche continue), specifico del distretto lariano, i dati del 2016 mostrano «come il tessuto per abbigliamento femminile (componente di maggior peso) abbia registrato una diminuzione del fatturato di poco superiore al 3%».
Bene l’accessorio tessile (+4,4%), mentre il tessuto per cravatteria ha manifestato un nuovo cedimento (-11%), un ridimensionamento che dura ormai da alcuni anni.
I primi indicatori congiunturali disponibili per il 2017 forniscono informazioni contrastanti. Da una parte cresce il valore delle esportazioni tessili (+2,6%), dall’altro calano le vendite come quantità, segno che la filiera serica si sta riposizionando su prodotti a elevato valore aggiunto. «È una situazione che stiamo seguendo con molta attenzione e che vede un contrapporsi di luci e di ombre. Ci sono produzioni che soffrono, soprattutto alcuni anelli della catena tessile, diverse tessiture e tintorie. Ci sono viceversa attività di stampa ancora ben toniche», ha commentato Andrea Taborelli, presidente del Gruppo filiera tessile di Unindustria Como.

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