Fede nuziale impigliata nel camion. Anulare amputato e riattaccato

altL’intervento – Il reimpianto è stato eseguito al Sant’Anna. Dopo tre mesi il recupero totale

Merito della moglie che lo ha messo in un sacchetto di ghiaccio
«Ho sentito un crack, credevo di aver rotto il dito. Poi ho guardato a terra e mi sono reso conto che il dito si era proprio staccato». Era il 2 aprile scorso e Elia Nappi, 53enne di Veniano, era scivolato dal camion sul quale stava lavorando. La fede nuziale, rimasta incastrata, gli aveva amputato il dito. A distanza di poco più di tre mesi, l’uomo ha ancora il suo dito, integro e funzionante. Il reimpianto, eseguito al Sant’Anna subito dopo l’incidente, è perfettamente riuscito. Non appena

si è reso conto di quanto fosse accaduto, Nappi ha iniziato a gridare. La moglie, che lavorava con lui ed è subito accorsa, ha avuto il sangue freddo di raccogliere il moncone del dito e sistemarlo in un sacchetto di ghiaccio, poi consegnato al personale del 118. Un paio d’ore dopo l’amputazione, il 53enne era già in una sala operatoria del Sant’Anna.
«È stato fondamentale il lavoro d’équipe – spiega il direttore medico del Sant’Anna, Fabio Banfi – così come la capacità di coordinarsi dei vari settori, da quello dell’emergenza e urgenza al comparto di chirurgia plastica, che generalmente lavora con interventi programmati ma in questo caso, come in altri, ha gestito perfettamente l’emergenza».
Il 53enne di Veniano è rimasto in sala operatoria oltre quattro ore. «Abbiamo cercato vasi sanguigni che potessero essere recuperati e, verificato questo, abbiamo deciso di provare il reimpianto – spiega il chirurgo plastico Marco Sanna – Si tratta di un intervento complesso, con un elevato rischio di insuccesso. Il paziente però era motivato e voleva il suo dito e abbiamo deciso di procedere. In questi casi, lavoriamo con un microscopio operatorio e procediamo attaccando le varie parti. L’operazione è riuscita. Il paziente sta effettuando la fisioterapia ma possiamo dire che il recupero sarà totale. L’unico problema potrebbe essere una riduzione della sensibilità».
Soddisfatto il direttore della chirurgia maxillo-facciale, Paolo Ronchi. «Oggi facciamo circa 3-4 reimpianti l’anno – spiega – mentre sono molto più frequenti gli interventi per i traumi complessi della mano, in media uno alla settimana. Nel caso del dito amputato, diversi fattori hanno contribuito al buon esito: una corretta conservazione del moncone, il breve tempo tra il trauma e l’inizio dell’intervento chirurgico e un’adeguata tecnica chirurgica».
Fondamentale infine la capacità di lavorare in équipe di anestesisti, infermieri e strumentisti. «La flessibilità della struttura e del personale – dice Banfi – è uno dei punti di forza, e coniugare urgenze e interventi programmati sarà la formula da seguire nel futuro».

Anna Campaniello

Nella foto:
Sopra, Elia Nappi, 53enne di Veniano, mostra la mano sinistra con l’anulare reimpiantato dopo il drammatico incidente sul suo camion. A sinistra, un momento della conferenza stampa di ieri (foto Mv)

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