Fedora Sorrentino: «Como ama il suo Teatro Sociale, ma deve sapere quanto valiamo nel panorama nazionale»

Fedora Sorrentino alla prima del Sociale nel 2018

Fedora Sorrentino, al terzo anno di presidenza del Teatro Sociale di Como – AsLiCo, è orgogliosa dei risultati ottenuti. Premiato non solo dal pubblico ma anche dalla crescente attenzione di imprese cui dedica eventi e spettacoli su misura, il Sociale guarda al futuro. E sprona Como, nel presentare la nuova “stagione Notte” che quest’anno si intitola Tutta colpa della Luna.
«Il nostro viaggio nell’immaginario – dice Fedora – ci ha portati addirittura sulla Luna, abbiamo voluto prendere spunto da un anniversario come quello del primo allunaggio per costruire attorno al tema – e la presenza del satellite segnala gli spettacoli più aderenti sul libretto di sala – una visione e un pensiero. Ci siamo accorti che la Luna è sinonimo di teatro, è musa, ispirazione e guida. Difficile dire a quale spettacolo tengo di più, la selezione è frutto di un lavoro meticoloso. Certo, ci sono show che hanno carattere di eccezionalità e spero che la città li premi, come il recital di Maurizio de Giovanni e quello di Carolyn Carlson che è di portata internazionale».
Tra l’altro è atteso a Como il debutto di Alessio Boni, nei panni di Don Chisciotte, nel testo ispirato all’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes.
E le atmosfere lunari e poetiche di William Shakespeare brilleranno nella Tempesta per la regia di Luca De Fusco. Non mancheranno grandi nomi come Simone Cristicchi in Manuale di volo per uomo, Filippo Timi in Skianto e i monologhi di Geppi Cucciari, Paolo Cevoli ed Alessandro Bergonzoni.
Poco prima di Natale, il Sociale accoglierà il trasformista per eccellenza, Arturo Brachetti, e sempre in prossimità delle feste si esibirà la cantante israeliana Noa, su temi rielaborati da Bach.
«Se devo fare una riflessione è sulla biglietteria – commenta la presidente del Teatro Sociale, Fedora Sorrentino – Vendiamo tantissimi ticket fin dall’apertura del botteghino per la stagione, più del 2018 e del 2017, ma non c’è uno spettacolo che vince sugli altri. E questo significa che ha vinto la stagione nel suo complesso. Vince il teatro. E questa fiducia che il pubblico ci accorda, addirittura prenotando i biglietti per la stagione di musica classica, ci dà entusiasmo. È il frutto di quanto abbiamo seminato con passione negli anni addietro. La città risponde ed è un segnale bellissimo. Faccio un esempio. Abbiamo messo per motivi di sicurezza un biglietto ai concerti classici di musica da camera della domenica mattina, prima gratuiti. Temevamo fosse un deterrente per il pubblico e invece le persone che sono venute a comprare i biglietti già prenotano i concerti della domenica mattina per il mese di marzo. Significa che qualcosa è cambiato, che il pubblico è cresciuto, è più consapevole rispetto a 10 o 15 anni fa e non è cresciuto solo il senso di appartenenza al teatro della città, che pure sentiamo fortissimo. Tutto ciò ci dà l’ulteriore garanzia che ora possiamo osare, guardare addirittura alla Luna. Perché se abbiamo la fedeltà di un crescente pubblico locale durante la stagione che va dall’autunno alla primavera, è vero anche che abbiamo sempre più pubblico internazionale durante il periodo estivo, con il nostro “Festival Como Città della Musica” nell’Arena del Sociale, con musica e danza».
Cosa si aspetta dal futuro? «Fare teatro significa guardare con attenzione al pubblico che hai ma anche a quello che vorresti. E per noi il futuro è osare, come detto. Non intendo fare cose fuori dagli schemi, essere eccessivi o stravolgere gli schemi per il gusto di farlo. Questo no. Penso piuttosto a proposte ancor più di eccellenza, difficili e raffinate, perché con queste premesse che abbiamo detto oggi la difficoltà non ci spaventa. La sfida non ci spaventa. Se il pubblico ci dà fiducia significa che dobbiamo insistere su questa strada, ben consapevoli che rimane il rischio d’impresa e la critica è sempre dietro l’angolo, Il Sociale di Como è uno dei 27 teatri di tradizione italiani. I contributi che riceviamo dal ministero vengono elargiti in base a una analisi profonda del contenuto artistico e produttivo del teatro. Noi siamo nella classe più alta di contributi, accanto a teatri prestigiosissimi come il Regio di Parma, il Bellini di Catania e il Teatro di Ravenna. A gennaio 2019 abbiamo avuto la conferma che per i prossimi tre anni rimarremo in questa classe al top, da cui il Teatro di Modena è stato escluso. La città lo deve sapere. E abbiamo avuto un sia pur piccolo incremento nei finanziamenti, Tutto questo per dire che al di fuori da qui, nel panorama nazionale, ci viene riconosciuto un ruolo di eccellenza produttiva, senza considerare che il Sociale è riconosciuto anche ente di alta formazione grazie al nostro concorso per giovani cantanti lirici internazionali, da cui esce parte del cast che andrà in scena nel Guglielmo Tell rossiniano con cui parte la stagione. Como ci ama, sa che siamo il suo teatro. Non ha ancora la percezione di quello che il Sociale rappresenta all’esterno. Un altro piccolo esempio di quel che significa osare? I quattro appuntamenti della nuova rassegna Camera con musica oggi, tutti in Sala Bianca, un ciclo espressamente dedicato ai compositori contemporanei viventi, a ingresso libero. Una tra le tante sfide che ci attendono e che affrontiamo con entusiasmo e con gioia».

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