Fedora Sorrentino: «Così riapriamo le porte del Teatro Sociale»

Fedora Sorrentino alla prima del Sociale nel 2018

Una nuova stagione da aprire nel segno dell’Halleluja, una delle parti corali più conosciute al mondo, esplosione di un’apoteosi di musica e suono, «ad infondere conforto e speranza» dice la presidente del Sociale-As.Li.Co. Fedora Sorrentino. Il Teatro Sociale di Como As.Li.Co riparte, in condivisione e in co-produzione con il Circuito di OperaLombardia, con Der Messias. In pochi mesi, il teatro ha dovuto combattere una delle sue sfide più difficili: al posto de Il barbiere di Siviglia di Rossini, che a fine aprile avrebbe dovuto debuttare nel nuovo Teatro di Shanghai – una tournée pianificata da tempo, «un’opportunità importante per la nostra istituzione» nelle parole di Fedora – ecco gli organizzatori alle prese con mascherine, distanziamenti, nuove norme. E un titolo che vuole essere un segno forte di rinascita.
«La prima è un rito, quest’anno lo sarà ancor di più, oltretutto non con un’opera di repertorio lirico ma con un lavoro spirituale, sacro. Con quanta e quale emozione ci apprestiamo a riaprire il teatro? – si chiede Fedora – Con il sapore delle prime volte, quelle uniche però. Non è una inaugurazione qualunque, è il segno della rinascita, anche se non è ancora tutto normale, non è ancora finita. Il Teatro sarà semivuoto, ma questo non ci ferma, soprattutto per la risposta che abbiamo avuto in queste settimane dal nostro pubblico, che ha voglia di tornare e si mette in coda pazientemente per acquistare il biglietto».
Cosa ha significato per voi questo stop forzato? «La porta del nostro teatro chiusa per 7 mesi è stata una realtà, non possiamo far finta che non sia successo. Abbiamo cercato di tenere viva la fiamma, di stabilire un contatto, creare nuovi progetti e nuovi modi di fare teatro, ma il teatro è il luogo della condivisione, se manca l’elemento “dal vivo” perde la sua forza, la sua essenza, la sua capacità di stupire. La tecnologia ci aiuta, ma come si può riprodurre l’emozione di un’orchestra intera, con tutte le sue sfumature, in un luogo fatto apposta per percepire ogni particolare dell’esecuzione? Il Teatro è qui e ora, insieme. Il pubblico non ha paura, vuole tornare e le code in biglietteria lo testimoniano, oltre che le mail e i messaggi di affetto che abbiamo ricevuto nei mesi di chiusura e anche adesso, di gioia per la ripresa».
Ora la nuova ripartenza è anche una sfida alla città. «Il dialogo con le istituzioni non è cessato, anzi si è rafforzato, come spesso succede nei momenti di difficoltà, dove bisogna unirsi ancor di più per andare avanti. È un momento di complicità, di condivisione massima e speriamo possa essere la base per costruire ancora meglio, ancora di più».
 Quale è la cifra della stagione D’acqua e vita? «L’immagine lo dice, è il mondo il protagonista. L’acqua nel senso di sostenibilità, futuro, coscienza civica. Spunto di riflessione attuale e imprescindibile che vedrà il suo completamento nella produzione di “Acquaprofonda”, nuovo progetto di Opera Education con un’opera nuova composta da Giovanni Sollima su libretto di Giancarlo De Cataldo, commissionata e coprodotta con l’Opera di Roma. Il leitmotiv sarà lo stesso anche per la seconda parte della stagione 2020/21. Per ora, godiamoci questa e siamo felici e grati di poter riaprire le porte della nostra casa».

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