Ferito a colpi di machete: c’è un fermato

Carabinieri a Locate Varesino

Le notizie che filtrano sono poche. Ma ci sarebbe un sospettato per il grave fatto di cronaca andato in scena a Locate Varesino nella serata di lunedì. Uno straniero con più alias sarebbe stato sottoposto a un fermo di indiziato di delitto: sarebbe lui, secondo la tesi dei carabinieri della compagnia di Cantù, l’uomo che armato di machete avrebbe colpito al capo e ferito in modo grave, tagliando la fronte e sfondandogli il cranio, un nigeriano di 32 anni che rimane ancora ricoverato, in coma farmacologico, all’ospedale di Tradate. Il pubblico ministero Giuseppe Rose avrebbe iscritto il suo nome sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di tentato omicidio.

Difficile capire molto di più, al momento, visto che il ferito – come detto – si trova ancora ricoverato in stato di incoscienza in ospedale.
Il 32enne sarebbe stato colpito nella serata di lunedì (erano le 20.20) verosimilmente con un machete, o comunque con un oggetto tagliente e pesante che un’altra persona (secondo l’ipotesi dell’accusa, il sospettato) teneva in mano.

L’uomo avrebbe riportato non solo un taglio alla fronte, ma anche una frattura della scatola cranica.
Una situazione delicata che richiede una particolare attenzione.
Il ferito era stato trovato e soccorso all’interno della sala d’attesa della stazione ferroviaria di Locate Varesino. L’allarme era stato lanciato da un cittadino, che aveva chiamato i carabinieri segnalando un uomo che si aggirava con un machete, o comunque con un’arma da taglio di grosse dimensioni che teneva in mano. I militari dell’Arma si erano precipitati nel punto indicato, non trovando l’uomo armato bensì quello ferito.

Il 118, giunto a Locate Varesino, aveva poi soccorso il 32enne nigeriano, trasportandolo all’ospedale di Tradate. I carabinieri avevano iniziato le indagini, acquisendo subito i filmati del circuito di sicurezza della stazione di Locate Varesino e tutti gli altri video potenzialmente utili a ricostruire quello che era avvenuto e a dare un nome all’aggressore.

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