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“Fermare le auto alle porte di Como”. Butti contro Spallino: «È solo uno slogan L’assessore deve dire dove vuole metterle»

Viaggio in Città. I commentiCritiche sulla Ticosa: «Esistono anche le aree dismesse in periferia»(m.d.) Il “Viaggio in Città” del Corriere di Como fa discutere. Ad accendere il dibattito sono le parole dell’assessore comunale all’Urbanistica, Lorenzo Spallino. Intervistato da Dario Campione al termine delle dodici puntate che hanno raccontato i vizi e le virtù delle principali zone del capoluogo lariano, l’esponente di Palazzo Cernezzi ha spiegato la sua ricetta per migliorare la vita in città.Spallino ha sottolineato l’importanza della «cooperazione tra pubblico e privato», vista la penuria di risorse pubbliche, citando, come esempio positivo in tal senso, l’area della ex Trevitex di Camerlata, che verrà ridisegnata grazie ai soldi di Esselunga.

Ha poi riconosciuto che la Ticosa è «la ferita più grossa» in città e ha dichiarato che «se si vuole eliminare il traffico bisogna impedire alle auto di arrivare in centro», dunque «dobbiamo fermarle in tangenziale, non consentendo ai veicoli di arrivare neppure in viale Varese». E a proposito di questa strada, ha rilanciato l’idea del parcheggio sotto le mura: «In un colpo solo – ha ribadito – permetterebbe di far riscoprire le mura, sistemare a verde tutta l’area e portare le auto sottoterra».

Il primo a replicare alle affermazioni dell’assessore è Marco Butti, consigliere comunale del gruppo misto ed esponente di Fratelli d’Italia. «Ragionare sui massimi sistemi è interessante ma assai poco concreto – attacca Butti – Va bene prendere in considerazione il problema della Ticosa, che risale all’inizio degli anni Ottanta quando l’area venne acquistata dal Comune (allora sindaco era Antonio Spallino, padre dell’attuale assessore Lorenzo, ndr), ma in periferia vi sono molte altre aree dismesse che meritano lo stesso interesse, come per esempio il comparto ex Lechler ed Albarelli a Ponte Chiasso o la ex Oec di Monte Olimpino».Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, «va benissimo parlare della Ticosa e concentrarsi sul centro città, ma non si possono dimenticare le aree dismesse in periferie», anche perché «riqualificarle vuol dire ridare slancio alle periferie stesse, possibilmente senza dover scendere a patti con il privato come avvenuto per la ex Trevitex, dove alcune delle opere che verranno realizzate non hanno senso, dal sovrappasso ciclopedonale alla piazza, una spianata di marmo a uso e consumo del solo operatore commerciale, visto che in quel punto l’incontro tra residenti risulta molto difficile».Ma la frase di Spallino risultata più indigesta a Butti è quella sulle auto che andrebbero tenute lontane dal centro.«Fermare le auto prima che arrivino al centro è uno slogan – puntualizza il consigliere di minoranza – Se a lanciare slogan di questo tipo è l’assessore all’Urbanistica, allora mi aspetto che abbia anche pronte delle soluzioni concrete per raggiungere tale obiettivo, ma nell’intervista non mi sembra che Spallino abbia formulato alcuna proposta per fermare le auto alle porte della convalle».Butti pone poi una serie di domande all’esponente di Palazzo Cernezzi. «Come pensa l’assessore di tenere le auto lontano dal centro? Su quali parcheggi intende puntare per fermare il traffico alle porte della città? Sul posteggio nell’area del San Martino, sul piccolo parcheggio del Pulesin (all’altezza di Villa Olmo, ndr) o piuttosto sull’autosilo della Valmulini, sempre deserto?».«Se non si fanno proposte concrete, resta solo lo slogan da ombrellone estivo “Bisogna impedire l’accesso in centro città” – conclude il consigliere comunale Marco Butti – Ma un assessore all’Urbanistica si occupa di pianificazione del territorio, dunque deve avere un’idea di dove vuole mettere le auto».

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