Fermi ai nastri di partenza

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di Marco Guggiari

Esponenti autorevoli della Lega confermano l’appoggio alla candidatura del sindaco Mario Landriscina per un secondo mandato. Mancano però due elementi perché il dado sia tratto: l’investitura di tutto il centrodestra e il successivo scioglimento della riserva da parte del diretto interessato. Fermi ai nastri di partenza è allora un titolo possibile per descrivere l’attuale situazione politica a Como, un doppio senso, un calembour con un suo perché. In questi giorni abbiamo assistito a un passo di lato e nel contempo a un passo, forse, in avanti verso la gara per aggiudicarsi la guida del Comune capoluogo.

L’imprenditore Paolo De Santis, già assessore nella giunta Botta ed ex presidente della Camera di Commercio, si è chiamato fuori dalla consacrazione che gli offriva uno schieramento bipartisan, dal Pd a Fratelli d’Italia, passando per Forza Italia. Nelle stesse ore il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, invece, ha cambiato partito, passando da quello di Berlusconi alla Lega e, dopo questa operazione, molti lo vedono ai blocchi di partenza per la corsa alla poltrona di sindaco della nostra città.

Se così fosse, significherebbe che l’attuale primo cittadino Mario Landriscina, mancandogli proprio l’appoggio completo del centrodestra, non correrebbe per un secondo quinquennio, ragione per cui il partito di Salvini avrebbe astutamente pronto in panchina Fermi come suo potenziale successore. In tal caso, in campo per la guida di Palazzo Cernezzi, figurerebbero Alessandro Rapinese, che del resto ha annunciato già da tempo le sue intenzioni di tentare la scalata con una lista civica, e Fermi come candidato leghista.

Sono però vistosi due vuoti ancora tutti da colmare e riconducibili al candidato di centrosinistra e a quello della parte di centrodestra non intenzionata ad appoggiare eventualmente Fermi. Ma converrebbe ai due schieramenti che tuttora mancano all’appello scegliere ciascuno un proprio candidato di stretta osservanza? Probabilmente no, perché uno dei due rischierebbe di non arrivare al ballottaggio. Si riaffaccia allora, se non per virtù, per necessità, la validità dello schema tentato fino all’altro giorno con il corteggiamento a De Santis. Vale a dire, l’individuazione di un cavallo di razza, con le caratteristiche necessarie a fare ripartire Como.

Una personalità, uomo o donna, non marcata ideologicamente, di sicura competenza, con esperienza nella pubblica amministrazione, con il piglio giusto e riconoscibile dal vasto pubblico. Esiste oggi questa figura? Sarebbe disponibile a impegnarsi nella sfida? Sarebbe in grado di far convergere, in emergenza, partiti tra loro diversissimi nell’interesse della città? Prima ancora, qualcuno sta ancora lavorando a questa ipotesi? Il tempo non manca, ma si assottiglia. Tra otto giorni i risultati del voto amministrativo nelle grandi città, da Roma a Milano, incluse Napoli, Torino e Bologna, scateneranno inevitabili malumori e regolamenti di conti nello schieramento perdente.

I risultati rischieranno anche di generare un fuorviante senso di autosufficienza in chi sarà stato premiato dalle urne. Si tratta quindi di capire quali spinte alla fine prevarranno e quale logica avrà la meglio. Solo in seguito conosceremo tutti i protagonisti al ballo delle elezioni. Per ora restano fermi ai nastri di partenza alcuni attesi competitor. E rimane lì anche Fermi.

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