Ferruccio de Bortoli: “Con più coesione usciremo dal tunnel”

altProspettive. Gli scenari nazionali nella riflessione del direttore del “Corriere della Sera”. «L’Italia regge grazie al suo capitale umano, ma non per questo si può tirare troppo la corda»
Il messaggio di Ferruccio de Bortoli ai lariani
«Abbiamo perso il senso di cittadinanza». Una sentenza in apparenza senza possibilità di riscatto quella pronunciata da Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, nel corso di un recente incontro organizzato alla Casa Militare Umberto I di Turate. Una visione pessimista che però non deve assolutamente far pensare a una resa, anzi.

«Pur essendo di natura pessimista, mi sono sinceramente stancato di raccontare sempre e solo ciò che non va, pur dovendolo fare per lavoro . Il Corriere della Sera – ha detto il direttore – ha spesso mostrato ciò che non funziona. E ho notato, negli anni, l’assoluto disfattismo che caratterizza gli italiani quando parlano tra di loro. Ma è altrettanto vero che quegli stessi denigratori, quando si trovano all’estero, si trasformano nei più strenui sostenitori del nostro Paese e dell’italianità. E hanno ragione, vedendo i tanti esempi illustri di italiani nel mondo». 

Da qui la consapevolezza che si debba lavorare per ricostruire una coesione nazionale. Questo perché purtroppo «il deficit più importante che ci trasciniamo fuori dai confini è un deficit di serietà. Poi viene tutto il resto. Faccio solo un esempio – racconta il direttore – Pochi giorni fa mi è capitato di vedere uno sceneggiato che raccontava la costruzione, in occasione del 50° anniversario, dell’Autostrada del Sole. Un’opera fondamentale portata a termine in soli 5 anni. Ora, nella nostra situazione, quanto ci si impiegherebbe? Non siamo competitivi. Forse chi ci rappresenta lo sta facendo male. La politica non ha sicuramente fornito ciò che ci attendevamo. Le regole per far funzionare il mondo imprenditoriale, ad esempio, sono troppe e troppo confuse. C’è assoluto bisogno di poter contare su poche norme chiare che facciano galoppare il mondo del lavoro e che consentano alle aziende di poter fare ricerca, investimenti e dunque di creare lavoro», ha spiegato il direttore. Ma se i punti di forza sono «il capitale sociale, la serietà e la solidità di fondo», «la politica, purtroppo, sembra essere sempre più lontana da chi vive la realtà. Sono anni che si parla di passaggio tra prima e seconda Repubblica senza aver ancora capito se è avvenuto. La corruzione dilaga, la criminalità s’infiltra a tutti i livelli nel tessuto sociale e sempre più al Nord. Addirittura in certe zone d’Italia si è sostituita allo Stato offrendo un sistema di giustizia reale accettata dai cittadini».
Ma non deve però far venire meno la fiducia. «Nonostante la crisi che ci affligge dal 2008 e nonostante un calo del 10% nel reddito medio degli italiani, vedo un tessuto sociale che resiste – continua l’analisi de Bortoli – Nonostante la recessione c’è una relativa pace sociale anche se la pazienza ovviamente può sempre finire. Abbiamo una rete di volontariato molto forte e il paese sta reagendo. Insomma non siamo sprofondati e teniamo duro nonostante gli scandali e una classe politica distante. Questo perché si può contare su un capitale umano che ci può far guardare con positività al futuro. Ma non si deve abusare ancora troppo della gente».
E se gli si chiede quale potrebbe essere la ricetta politica per uscire dalle sabbie mobili, tutto passa da «una classe politica in grado di dare risposte precise e norme semplici. Sarebbe un punto di partenza molto forte su cui poter basare una buona ripartenza».

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