Fiammetta Borsellino a Como esorta i giovani: «Studiando conoscerete la criminalità»

Fiammetta Borsellino

Tanti i ragazzi presenti in biblioteca ad ascoltare Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992. E proprio a loro è rivolto uno dei messaggi più sentiti. «Dico sempre quello che diceva mio padre: i giovani devono studiare perché è l’unico modo efficace per contrastare la criminalità organizzata».
La forza dei giovani, la loro voglia di battersi e di non rimanere passivi davanti allo scorrere delle cose, potrà dunque dare l’impulso decisivo per un cambiamento. «Deve nascere un movimento culturale e sociale che parte dalla scuola per far sentire il fresco profumo di libertà che si oppone al compromesso morale della contiguità, della complicità e dell’indifferenza. Questa è la missione dei ragazzi e la loro migliore arma di lotta», ha esortato Fiammetta Borsellino, ieri in città in occasione dell’intitolazione della biblioteca di Como a suo padre. «Qui, in un luogo di cultura come questo mi sento a casa – ha detto la figlia del magistrato – Mio padre è sempre stato appassionato di letteratura e di linguaggi. E proprio questi studi sul linguaggio gli sono serviti per decifrare il modo di esprimersi dei mafiosi, quelle mezze parole che volevano dire cose precise, le allusioni e tutto quanto era necessario ai malavitosi per comunicare. Entrando in questa dimensione mio padre, insieme a Giovanni Falcone, ha fatto un deciso passo in avanti nella comprensione dei fenomeni criminali», ha raccontato Fiammetta Borsellino che ha ripercorso gli anni difficili della sua infanzia.
«La mia è stata una vita attraversata da una tensione continua. Insieme al resto della famiglia avvertivamo questa situazione pressante ma mio padre è stato bravo nel comunicarci che non dovevamo tirarci indietro, che quella vita, nonostante gli sforzi, era giusta. E rammento sempre la mia voglia di essergli sempre accanto. Avvertivo il pericolo e pensavo, da bambina, che se ci fossi stata io al suo fianco non sarebbe successo nulla». Ricordi e racconti che hanno emozionato le numerose persone intervenute in biblioteca. E infine un riferimento alla definizione della verità su quanto accaduto nel 1992. «Faccio l’ennesimo appello che rimbalza inutilmente da 27 anni. Anche se chiedere la verità non dovrebbe essere compito mio – conclude la Borsellino – ma le risposte dovrebbero arrivare in 5 minuti senza attendere decine di anni».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.