Finale di Coppa Italia, disastro azzurro. Allo stadio Sinigaglia il Cosenza vince 4-1

Una fase di Como-Cosenza (foto Mattia Vacca) Una fase di Como-Cosenza (foto Mattia Vacca)

Doveva essere la gara della vita in una stagione il cui obiettivo massimo – la promozione in serie B – sembra allontanarsi anche se, è bene sottolinearlo, la matematica non condanna ancora gli azzurri.
Invece nella partita d’andata della finale di Coppa Italia contro il Cosenza è maturata una sonora sconfitta in casa per 1-4. Non un gran viatico in vista dell’incontro di ritorno il prossimo 22 aprile in Calabria.
Mister Carlo Sabatini alla fine ha parlato di una «barca che sembra stia affondando, ma io non mollo». Quello che si è visto ieri è stato, in effetti, letteralmente un tracollo. «Mi assumo le responsabilità per quello che è accaduto – ha aggiunto il mister – È un momento difficile e questa partita andrà rianalizzata con grande attenzione per capire quali sono state le scelte sbagliate e perché i giocatori non hanno reso come tutti si aspettavano». C’era grande attesa, inutile negarlo, per il match andato in scena allo stadio Sinigaglia certo non pieno, ma con un buon pubblico, malgrado l’orario d’inizio infelice – le 18.30 – che certo non è stato gradito da chi, a quell’ora, era ancora impegnato al lavoro. Oggettivamente il decimo posto dei rossoblù nel loro girone faceva sperare in qualcosa di meglio sul piano del confronto tra le due squadre che si contendono il trofeo di Lega Pro.
Una Coppa che, con l’1-4 maturato ieri sulle rive del Lario, quasi certamente troverà spazio nella bacheca del Cosenza.
Perché, al di là di una decisione infelice del direttore di gara nell’azione del terzo gol degli ospiti, viziato da un fallo di mano – episodio che ha portato all’espulsione del capitano Cassetti per proteste – gli ospiti hanno meritato la vittoria.
Un Como abulico, senza idee, senza una trama di gioco chiara, ha combinato ben poco di fronte a una formazione più concreta e che ha mostrato più qualità rispetto ai lariani.
Un disastro, insomma. Vero è che rimane la magrissima consolazione del gol di Le Noci giunto dopo lo 0-3 degli avversari, ma quello che doveva essere il match dell’anno si è rivelato una Caporetto. Una sfida iniziata male per i padroni di casa, che hanno terminato il primo tempo già sotto di due reti. Calabresi in vantaggio al 24’ con Criaco, con una conclusione da fuori area. Raddoppio tre minuti dopo con De Angelis, con un tiro sotto porta.
Stratella ha siglato il tris nel secondo tempo. Una azione viziata da un netto fallo di mano con i comaschi che hanno protestato a lungo e con l’arbitro (Piccinini di Foligno) che ha espulso il capitano azzurro Cassetti. Le Noci ha poi accorciato le distanze con una punizione magistrale al 24’. Ma a chiudere definitivamente la gara ci ha pensato Calderini al 47’.
Azzurri fuori dal campo in un clima caldissimo, sommersi dai fischi e dalla contestazione. Ad anticipare tutti un tifoso isolato che, all’inizio del secondo tempo, è entrato sul terreno di gioco a insultare i padroni di casa.
Una giornata-no che va a contestualizzarsi in un periodo già negativo. Alla luce di tutto ciò ora si tratta di capire come volgerà al termine questo campionato, sia sul piano sportivo sia su quello societario.
Massimo Moscardi

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