Finte cooperative, le pesanti valutazioni finite nelle pagine dell’indagine

Operazione guardia di finanza "Nuovo Mondo"

«Deve ritenersi attendibile l’esistenza di idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni con la criminalità organizzata tali da condizionare le scelte dell’impresa in questione». È questa, con data 6 aprile 2016, la valutazione della Prefettura di Milano sulla Unico Milano srl, la società formalmente con sede a Lazzate ma che, per la Procura di Como, agiva nel nostro territorio e i cui documenti contabili furono trovati in un garage di Cermenate.

Le parole appena riportate furono inviate a Expo (che aveva chiesto informazioni antimafia) e alla stessa società che aveva stipulato un contratto per la gestione della ristorazione all’interno del sito espositivo e che ha poi continuato a operare al 20° piano della Word Join Center Tower del Portello. Almeno fino a quando il Comune di Milano, il 13 giugno 2018, emise un provvedimento di revoca del titolo abilitativo. La srl destinataria dell’interdittiva antimafia era partecipata per il 55% da una società che aveva come amministratore unico Cesare Giovanni Pravisano, 61 anni di Lomazzo, uno dei principali indagati della maxi inchiesta della Procura di Como sul giro di presunte finte cooperative usate per essere fatte fallire (dopo aver emesso fatture per operazioni ritenute inesistenti) dopo essere state “svuotate”.

La Prefettura di Milano per arrivare all’interdittiva antimafia si era basata su approfondimenti della Dia.
Così scriveva proprio l’Ente meneghino nel 2016, considerazioni poi alla base della già citata interdittiva a carico della Unico Milano srl per il «concreto rischio di infiltrazioni». «Si può anche ragionevolmente presumere – era la chiosa – che la Unico Milano srl sia espressione delle vocazioni speculative nell’economia legale della mafia calabrese che attraverso operatori di specchiata fiducia e comprovata esperienza, ha reinvestito beni e proventi di provenienza illecita nella ristorazione di altissimo livello». Parole, inutile anche sottolinearlo, pesantissime.

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