Finte maghe in aula: si cerca l’accordo sul risarcimento

La caserma di Albate

Udienza rinviata a febbraio per permettere nel frattempo il raggiungimento di un accordo sul risarcimento, come chiesto dall’avvocato della parte lesa, Pierpaolo Livio. Con le due indagate che avrebbero scelto la via del rito alternativo, o un abbreviato o un patteggiamento. Sarebbe questa la strada imboccata, dopo la prima udienza preliminare che si è svolta nelle scorse ore, per definire la vicenda avvenuta in un periodo compreso tra la metà di agosto e l’inizio di settembre del 2017, per poco più di due settimane. Due donne si fingevano maghe per truffare – con filtri d’amore e contro il malocchio – persone che a loro si erano affidate. Tra queste una donna di Como, 62 anni, che prima aveva chiesto di poter recuperare un amore perso e poi aveva speso migliaia di euro per allontanare il presunto malocchio dalla sua vita. In poche settimane, la 62enne (prima di rendersi conto di quanto stava avvenendo e andare a denunciare l’accaduto ai carabinieri della stazione di Albate) aveva consegnato nelle mani delle truffatrici una cifra superiore ai 40mila euro.
Per le due sedicenti maghe – madre e figlia di Vigevano, rispettivamente di 39 e 63 anni – e per il compagno egiziano della madre (54 anni) la Procura di Como (pubblico ministero Giuseppe Rose) aveva chiesto il rinvio a giudizio.
Udienza che si è tenuta di fronte al giudice Laura De Gregorio che ha poi rinviato il processo a febbraio 2021.
I fatti, come detto, risalgono all’estate del 2017 e alle “maghe” viene contestata non solo la truffa ma anche la tentata estorsione. Tre i capi di imputazione: nel primo la 38enne, spacciandosi per tale maga Marina, si sarebbe fatta consegnare 19.556 euro per un filtro d’amore in grado di riconquistare la persona amata che la donna comasca credeva fosse insidiata da un’altra persona. Poi, d’accordo con la madre, avrebbe insinuato nella vittima il dubbio del malocchio, visto che avevano “percepito” (a loro dire) una bara incombente. La signora di Albate aveva così versato altri 20.992 euro per scacciare i brutti presagi.
La tentata estorsione sarebbe sopraggiunta solo dopo, in un secondo momento (nell’ottobre del 2017), quando le due maghe – per farsi pagare ulteriori soldi (chiedevano altri 3mila euro) – avrebbero minacciato di diffondere sui social foto di nudo della vittima, spedendole anche all’innamorato mai riconquistato.

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