Fisco, i blitz antievasione non piacciono ai ristoratori: «Siamo controllati a vista»

Secondo gli operatori la categoria opera alla luce del sole
Caccia agli evasori fiscali. Dal blitz di Capodanno nella ricchissima “perla delle Dolomiti” Cortina alla recentissima retata nei locali della movida milanese, le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli per stanare i commercianti allergici a emettere la ricevuta.
È questo il tema all’ordine del giorno anche a Como. Ma i baristi e i ristoratori cittadini non ci stanno. Si sentono messi, costantemente, sotto la lente di ingrandimento e tartassati.
«Siamo senza ombra di
dubbio una categoria presa di mira, anche perché siamo facilmente controllabili. Operiamo alla luce del giorno. I nostri locali sono aperti, e pubblici. Non si deve fare altro che osservare quanto accade – interviene Eugenio Posca, del bar “Tre caffè” – Analizzare chi entra ed esce dal bar».
Nessuno contesta la regolarità e la necessità di effettuare controlli severi per intercettare chi viola la legge «anche se mi pare che verso di noi si stia adottando una tecnica leggermente invasiva. Ci sono molte altre categorie che fanno registrare incassi decisamente superiori che però non sono vivisezionati così attentamente», conclude Eugenio Posca.
«Siamo controllati a vista. È innegabile. Dalla guardia di finanza, ai vigili urbani, passando dall’Asl, siamo, giustamente, oggetto costante di verifiche. Forse perché il nostro settore è quello più in vista: operiamo sotto gli occhi di tutti. Ma il fatto di essere sotto i riflettori non toglie che sia giusto eseguire tutti i necessari accertamenti – interviene Flavio Tortora del ristorante-pizzeria “Barbarossa” – Detto questo, non mi sembra ci sia stata un’intensificazione del lavoro di controllo con il nuovo governo. Siamo nella norma».
In base ai dati più recenti forniti dal comando provinciale della guardia di finanza e relativi ai primi cinque mesi del 2011, su 3.600 controlli eseguiti in materia di scontrini e ricevute fiscali sono state scoperte ben 309 violazioni. Dati allarmanti, che sorprendono il presidente di Confcommercio Como, Giansilvio Primavesi. «Francamente sono numeri che mi hanno stupito – dice il numero uno di via Ballarini – Nel nostro territorio c’è sempre stata la massima attenzione al rispetto delle regole. È sempre necessario vigilare. Certo è che come categoria siamo molto spesso quelli più soggetti, proprio per la facilità di essere controllati, alle verifiche fiscali».
Ma non solo. «È ovviamente molto più complicato – aggiunge ancora Primavesi – analizzare altre categorie come i liberi professionisti o chi non ha il negozio sulla strada ma lavora in un ufficio al terzo piano. Ma, lo ripeto, è comunque necessario agire con fermezza contro l’evasione fiscale, anche se i dati illustrati mi sembrano eccessivi».
L’anno scorso la guardia di finanza comasca ha effettuato in tutto 12mila controlli. «Questa attenzione massima sul nostro settore mi fa sinceramente riflettere. Sembra quasi che la rovina dell’Italia sia da imputare ai ristoratori e ai baristi. Francamente non è accettabile», spiega Alessandro Lucchese, titolare del bar “Q2” di via Indipendenza.
«Inoltre andrebbero fatte alcune distinzioni. Ci sono momenti, soprattutto quando c’è il pienone, in cui può capitare di perdersi uno scontrino. Ma è un caso isolato e raro – aggiunge – Noi lavoriamo secondo le regole e ci indispettisce essere sempre al centro delle polemiche. Ed è veramente particolare il fatto che i blitz vengano sempre eseguiti nei nostri confronti, quando ci sono molte altre categorie che si sottraggono molto più facilmente alle verifiche».
«Perché se la prendono sempre e solo con noi baristi e con i ristoranti? Certo, è molto semplice controllare il nostro lavoro – conclude le interviste Rosa Scarantino del caffè “Sunshine” – Noi abbiamo molto poco da nascondere. Sembra che solo nelle nostre attività ci debba essere qualcosa di irregolare. È francamente una forzatura».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Un regolare scontrino emesso da un registratore di cassa

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