Fitz Roy e Silla. Doppio centro per il lariano Luca Schiera

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Alpinismo

Il piano A – la scalata al Cerro Torre – è saltato, ma gli alpinisti dei Ragni di Lecco impegnati nella spedizione in Patagonia (fra cui Luca Schiera, 22 anni, di Anzano del Parco) si sono tolti altre soddisfazioni portando a termine quello che loro hanno chiamato il «piano B».
Lo stesso Schiera, il varesino Matteo Della Bordella e lo svizzero Silvan Schüpbach erano partiti, come detto, per dare l’assalto al Cerro Torre. Una spedizione preparata da un anno che però è stata vanificata

dalle pessime condizioni del tempo. In pratica la scalata alla montagna più difficile del pianeta è stata resa impossibile.
Salire sarebbe stato troppo rischioso. «La parete era troppo sporca e carica di neve per consentire un tentativo serio – hanno fatto sapere i tre alpinisti dal Sud America – Abbiamo evitato una salita in cui non avremmo avuto possibilità di arrivare in cima. Piuttosto abbiamo preferito tentare un progetto realizzabile».
«Personalmente – ha aggiunto il capospedizione, Matteo Della Bordella – mi spiace di aver parlato molto da casa di questa ipotetica salita e poi non averla nemmeno tentata, ma i rischi oggettivi presenti su quella parete per noi erano troppo alti con le condizioni del meteo e le temperature che abbiamo trovato. Su questo ci siamo tutti trovati d’accordo ed è stato sufficiente per farci abbandonare la nostra idea e dedicarci ad altro senza rimpianti».
A quel punto è scattato il piano B. Quando è arrivato il bel tempo, con il Cerro Torre innevato e inagibile, hanno deciso di fare un’altra scalata, che era stata programmata se – come poi è successo – non ci fossero state le condizioni per dare l’assalto al loro primo obiettivo.
In pratica i tre, verso metà febbraio, hanno scalato due montagne in un colpo solo. Prima sono saliti sulla vetta dell’Aguja de la Silla, poi, di seguito, hanno raggiunto la cima del Fitz Roy (3.400 metri), in uno degli angoli più selvaggi del massiccio.
Un concatenamento – si chiama così tecnicamente – che comunque ha grande valore ed infatti questo loro tentativo è considerato una delle più importanti salite patagoniche della stagione.
Schiera, Matteo Della Bordella e Schüpbach nei giorni successivi non hanno perso di vista il Cerro Torre: come avevano annunciato, infatti, la loro scalata sarebbe stata un blitz, una toccata e fuga con un assalto molto veloce alla cima.
Ma le condizioni del tempo, ancora una volta, hanno fermato ogni loro velleità.
Prima di tornare in Italia (la partenza è prevista proprio in queste ore) i tre alpinisti hanno comunque messo le basi per quello che potrebbe essere un nuovo progetto per il futuro. Alla fine di febbraio, infatti, sfruttando una veloce finestra di bel tempo, hanno tentato di nuovo la scalata al Fitz Roy, sulla ripetizione della via dei Ragni. Un percorso che sale per circa 1200 metri di parete sul pilastro Est, che fu terminato nel 1976 da Casimiro Ferrari e Vittorio Meles. Negli anni successivi nessuno è più salito da quella parte.
I tre alpinisti negli scorsi giorni ci hanno provato, ma il tentativo è stato vano per una serie di difficoltà – non ultimo un repentino e inatteso peggioramento del tempo – che hanno comunque reso anche questa salita realmente pericolosa per l’incolumità di Matteo, Luca e Silvan. «Ma è un progetto a cui potremo pensare per il futuro» hanno detto.

Massimo Moscardi

Nella foto:
In cima
A lato, Luca Schiera, il varesino Matteo Della Bordella e lo svizzero Silvan Schüpbach sulla vetta del Fitz Roy. Sulla destra, un momento della scalata verso la cima dell’Aguja de la Silla

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