Flavio Santi: «Rileggo Tolstoj, mi dà fiducia»

Flavio Santi

Flavio Santi, il professore, scrittore e poeta dell’Università dell’Insubria di Como, ha inventato il personaggio del Maigret friulano Drago Furlan. Rustico, umorale, nostalgicamente pasoliniano.
Flavio Santi è anche giurato del premio letterario “Città di Como” giunto alla ottava edizione e ha pubblicato da Rizzoli la sua nuova traduzione di Dracula, il capolavoro di Bram Stoker. Santi ha una lunga attività di traduttore, ad esempio ha pubblicato da Adelphi la nuova versione italiana di un capolavoro di Ian Fleming, Dottor No. Mentre prima si era cimentato con Vivi e lascia morire.
Come è cambiata la sua quotidianità?
«Da scrittore, traduttore e studioso ho sempre fatto una vita piuttosto “monacale”, scandita dai ritmi di scrittura e lettura, dunque la mia routine non è molto cambiata… Da sempre i miei spazi sono la scrivania, la biblioteca e il giardino, perciò non noto molto il cambiamento. In quanto docente, invece, la situazione è decisamente mutata: le lezioni online, utilissime, sono comunque fredde, distaccate, disumane in fondo. Per il resto, ho molta fiducia nella scienza e nelle istituzioni, cerco di essere il più razionale possibile e seguire tutte le indicazioni. Rileggo La morte di Ivan Ili’c di Tolstoj, un libro che mi dà grande conforto e fiducia: da scrittore (e giallista) sono comunque abituato all’idea della morte, ci penso quotidianamente».
Che ruolo hanno i libri? «Dicevo di Tolstoj, ma questo vale per i libri e l’arte in generale: ti danno la dimensione e il senso dell’umano, nel bene come nel male. Un’altra lettura è il filosofo romano Seneca, La brevità della vita: serve a prendere coscienza della nostra fragilità e a impegnare il tempo nel migliore dei modi possibili».
Routine quotidiana?
«Dopo aver tradotto Dracula, in questo periodo ho una nuova traduzione da consegnare, cerco di non pensare al resto, alle 18 ascolto il bollettino della Protezione civile, Silvio Brusaferro, il direttore dell’ISS, è friulano, di Udine, la sua cadenza mi riporta alle mie terre. Preparo le lezioni online, rispondo ai miei studenti, via mail, ma anche via chat di Facebook – usiamo bene questi social! La sera un po’ di televisione, magari un buon film, e poi leggo – vi consiglio Patria di Aramburu, splendido affresco dei Paesi baschi spagnoli. Ho cominciato a svangare l’orto. E fra un po’ dovrò anche “svangare” il mio nuovo romanzo!»
Cosa farebbe Furlan?
«L’ispettore Furlan è molto ligio alle regole, ma gli manca molto la socialità dell’osteria. Una cosa comunque la sa: appena finito tutto, inviterà Silvio Brusaferro a farsi un tajut, un bicchiere di buon vino, con lui, per ringraziarlo di tutto quello che lui, e insieme a lui tutti i medici e gli infermieri, stanno facendo per il nostro Paese».
Lorenzo Morandotti

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