«Foibe, un monumento anche a Como». La proposta delle famiglie delle vittime

La foiba di Basovizza La foiba di Basovizza

«Ci siamo lasciati alle spalle migliaia di morti, la nostra storia millenaria. Siamo stati costretti a lasciare le nostre terre che non abbiamo mai dimenticato. E la nostra unica colpa era di essere e di voler continuare a essere italiani».
Luigi Perini ha lavorato a lungo al suo intervento. Lo ha letto e riletto chissà quante volte. Ma la commozione prende comunque il sopravvento quando pensa «al dolore provato per tanti anni».
L’applauso della sala permette al presidente del comitato di Como dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di ricacciare indietro le lacrime e riprendere il filo del discorso preparato per il Giorno del Ricordo. Un evento istituito nel 2004 in memoria delle vittime delle foibe e delle vicende del confine orientale.
Como ha celebrato il Giorno del Ricordo prima con una commemorazione ad Albate, ai giardini intitolati ai Martiri italiani delle foibe istriane. Poi con una cerimonia in Biblioteca con le autorità civili e militari e gli studenti delle scuole cittadine. Giovani ai quali è stata ricordata l’importanza della memoria.
«È un dovere ricordare avvenimenti storici per molto tempo dimenticati e purtroppo nascosti – ha detto il prefetto di Como, Bruno Corda – C’è stata una certa analisi storica che ha portato a dimenticare quel periodo. In realtà, il dramma delle foibe ha coinvolto trasversalmente tutti i soggetti a prescindere dalla fede politica».
La cerimonia è stata organizzata dalla Prefettura con il Comune di Como. «Il Giorno del Ricordo deve fare emergere con forza una pagina di storia taciuta troppo a lungo – ha detto il sindaco di Como, Mario Lucini – La memoria condivisa, non soltanto in Italia, ma anche in Slovenia e in Croazia, deve aiutarci a comprendere e ad accettare le differenze in un’Europa che sempre più deve essere strumento di riconciliazione e di pace».
Il vicepresidente della Provincia, Fiorenzo Bongiasca, ha espresso la vicinanza delle istituzioni agli esuli, «condannati a mai più ritornare nelle loro terre», alle migliaia di vittime e ai loro familiari ed eredi.
«Non abbiamo ancora finito di regolare i conti con la verità e la giustizia – ha detto Bongiasca – Abbiamo il dovere di insegnare la libertà, la tolleranza, la solidarietà e il rispetto, unico antidoto a questi orrori».
Concludendo il suo intervento, dopo la ricostruzione di quanto accaduto al termine della Seconda Guerra Mondiale, Luigi Perini ha ribadito l’auspicio che si possa, a Como, «realizzare un monumento commemorativo di finanzieri, carabinieri, agenti della pubblica sicurezza infoibati per esserci stati accanto e aver svolto il loro dovere. Queste vittime hanno tanti parenti anche qui, a Como – ha aggiunto Perini – Il monumento sarebbe un giusto e tardivo ricordo di queste persone che ci sono state accanto. Spero che la proposta sia realizzata nonostante le difficoltà economiche e la crisi del momento».
Durante la cerimonia sono state anche consegnate le medaglie commemorative ai familiari di tre vittime delle foibe: Cosimo Pitierri, Augusto Ragni e Luigi Telfi Puppi. Le famiglie delle persone ricordate vivono attualmente a Brunate, Domaso e Turate.
La commemorazione si è infine conclusa con la proiezione di un filmato tratto dal documentario Esodo, prodotto dal centro studi “Padre Flaminio Rocchi”.
Anna Campaniello

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