Cronaca

Folla per l’ultimo saluto ad Alberto Diotti: una vita in un fermo immagine

altNella chiesa di San Bartolomeo a Como
Davvero tanti, ieri pomeriggio, hanno voluto salutare per l’ultima volta il fotoreporter comasco Alberto Diotti, morto giovedì mattina dopo mesi di malattia, circondato dall’affetto dei suoi cari.
Nella chiesa di San Bartolomeo a Como, accanto ai parenti, c’erano gli amici di una vita, colleghi fotoreporter e giornalisti, imprenditori ed ex calciatori come Pietro Vierchowod, campione del mondo in Spagna nel 1982, e Gigi Gozzoli, entrambi ex del Como.
Diotti, 67 anni, lascia la moglie Angela, i due figli Harriett e Federico, anch’egli fotoreporter e prezioso collaboratore del nostro giornale, e l’amatissima nipotina Viola. E sulla semplice bara di legno chiaro, accanto a un gagliardetto del Calcio Como, passione di sempre di Alberto, c’era proprio un messaggio di Viola al nonno: “Tanto per me tu sarai sempre accanto”.

E sarà sempre nel ricordo di tanti che ne hanno conosciuto e apprezzato le qualità professionali. Un’intera generazione, poi, negli anni ’70, assai meno televisivi dei successivi, ha vissuto il calcio proprio attraverso le perfette fotocronache di Alberto, esposte nelle vetrine di via Vittorio Emanuele: Como, Inter – l’altra sua passione – e le gesta dei campioni che scendevano in campo al Sinigaglia e a San Siro.
Chi scrive ricorda il primo incontro con Diotti, già affermato fotoreporter, in occasione di una trasferta a Varese per assistere all’incontro tra i biancorossi, dove giocava Giacomo Libera, promettente ex attaccante del Como, nonché amico di Alberto, e la Juventus. Diotti si schernì per la gioia di chi, giovanissimo, non ancora cronista, era felice di fare la sua conoscenza. Poi, allo stadio varesino di Cassano Magnago salutò la piccola comitiva e, indossata la pettorina, scese in campo avviandosi con la sua tipica corsa per piazzarsi dietro una porta e scattare le foto che contavano.
Anni dopo, nacque la collaborazione in questo giornale. Alberto non mancava di far rimarcare quale fosse il suo vero lavoro di “purista” della cronaca. E talvolta protestava per troppi servizi diversi: «Devi farmi fare la “nera” e il calcio». Quando veniva chiamato per la “nera”, interrogava per filo e per segno il cronista e poi sbottava beffardo: «Dovevi dirmelo ieri! Ho già fatto tutto», rimarcando così quanto fosse di razza anche la sua velocità nell’essere al posto giusto nel momento giusto.
Ieri, in chiesa, don Giorgio Molteni ha ricordato che la vita di Alberto è stata «un fermo immagine di gioie e di dolori, di trionfi e di sconfitte». Ora scatterà bellissime foto in Cielo.

Marco Guggiari

Nella foto:
Alberto Diotti
17 maggio 2014

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