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Fondi Cariplo, campus al tramonto. Finanziamenti verso Villa Olmo

Pesa l’incertezza su tempi e costi del progetto San MartinoLa sensazione che la clamorosa intervista rilasciata ieri dal commissario della Provincia di Como, Leonardo Carioni, abbia segnato un punto di non ritorno sulla questione dei fondi Cariplo per il campus universitario al San Martino è forte. E non tanto per il contenuto in sé della proposta di Carioni – utilizzare il monoblocco dell’ex Sant’Anna come residenza per studenti – quanto, piuttosto, per il segnale di palese sfiducia lanciato dal numero uno di Villa Saporiti verso il progetto di cittadella

accademica sulla collina dell’ex ospedale psichiatrico. Una sfiducia che, forse, nemmeno nasce interamente e unicamente nelle stanze di via Borgovico, ma potrebbe avere radici più lunghe. Forse estese fino a Milano, dove ha sede la Fondazione Cariplo presieduta dal comasco Giuseppe Guzzetti, vero arbitro della partita e da tempo in ottimi rapporti proprio con Carioni. Il quale, peraltro, è uno dei componenti della commissione che – ancor prima della decisione della Fondazione sulla destinazione dei 7 milioni previsti per i progetti comaschi – dovrà esprimersi sulle numerose proposte in campo. E adesso, dopo l’esternazione forte di 24 ore fa, appare davvero difficile – se non fantascientifico – ipotizzare che il commissario della Provincia possa dire sì al progetto del campus come destinazione fondamentale dei fondi Cariplo.Ma c’è di più. Sebbene per ragioni differenti (più tecniche rispetto a quelle della Provincia), anche il Comune di Como sembra ormai propendere per privilegiare la radicale ristrutturazione di Villa Olmo in vista di Expo 2015 come progetto forte per ottenere almeno 5 milioni dalla Fondazione. Una posizione per ora ufficiosa e discreta, ma che potrebbe diventare ufficiale già nelle prossime ore.Ma perché Palazzo Cernezzi sarebbe pronto a dire no al campus? Non certo per pregiudizi ideologici, questo è sicuro. E lo dimostra il fatto che proprio dal Comune di Como, e segnatamente dall’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino, sin dall’inizio del 2013 sono stati mossi i passi più decisi per ragionare davvero sulla collina del San Martino come campus universitario. Una posizione che, però, aveva presupposti molto diversi rispetto alla corsa contro il tempo a cui si assiste ora per ottenere i milioni Cariplo.Nelle intenzioni di Palazzo Cernezzi, infatti, la fiducia nella realizzazione del campus stava – per paradosso, ma nemmeno troppo – proprio nel porre le basi di un lavoro lungo, approfondito, anche difficile come è ovvio. Ma questo presupponeva un tempo adeguato per realizzare un progetto concreto e sostenibile, altro tempo per dialogare con Regione e governo sulle possibili fonti di finanziamento e altro tempo per coalizzare concretamente – tramite protocollo d’intesa, magari – tutti i soggetti potenzialmente coinvolti in un iter di lunga durata.Paradossalmente, come si diceva, l’opportunità di ottenere subito 5 milioni (sui 70 che, però, costerebbe la realizzazione integrale del campus) ha invece scatenato soprattutto gli entusiasmi di UniverComo e del suo presidente, Mauro Frangi. Il quale, in queste settimane, ha tentato di imbastire quello che nessuno pensava di poter fare in anni di tempo: un progetto vero e proprio, un piano finanziario, una coalizione seria di enti pubblici e soggetti privati. Nessuno di questi punti, però, è stato realmente raggiunto. Soprattutto quello economico, visto che l’idea di Frangi di aggiungere agli eventuali fondi Cariplo anche soldi da reperire con UniverComo tramite un mutuo si è scontrata con il più grande dei problemi. L’impossibilità del Comune di Como – soggetto pubblico che dovrebbe accollarsi parte delle spese per il mutuo stesso – di imbarcarsi in un’operazione del genere. Se non altro perché i vincoli del Patto di stabilità non lo permettono. Ed ecco perché il Comune, quasi certamente, virerà definitivamente sul restauro di Villa Olmo. Spezzando i sogni (su basi fragili) di UniverComo. Ma al contempo – è la sensazione – rendendo anche più gradita la scelta finale della Fondazione Cariplo.

Emanuele Caso

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