Fondi Cariplo: «Il “Tavolo” non rappresenta il territorio»

altPoteri forti sul Lario
I sindaci delle città brianzole chiedono maggiore attenzione alle realtà produttive periferiche

I piedi dei sindaci sul “Tavolo”. Un’immagine forse un po’ brutale può spiegare meglio di molte parole ciò che sta accadendo attorno alle ultime decisioni assunte dal “Tavolo per la competitività e lo sviluppo della provincia di Como”, organismo emanazione della Camera di Commercio su cui si è abbattuta, negli ultimi giorni, una autentica bufera.
Lo scorso 23 settembre, al termine della sua ultima riunione, il “Tavolo” ha indicato due priorità «da candidare alla Fondazione Cariplo

nell’ambito delle “Erogazioni Emblematiche Maggiori”», contributi straordinari che quest’anno ammontano a 7 milioni.
Le due priorità sono il campus del San Martino e, in subordine, la ristrutturazione di Villa Olmo e delle sue serre, queste ultime inserite nel cosiddetto “Km della conoscenza”.
La scelta del “Tavolo”, compiuta con un blitz quasi al termine della seduta, ha scatenato una quantità industriale di polemiche. Prima è intervenuto il presidente della Fondazione Ca’ d’Industria, Paolo Frisoni, per lamentare il sostanziale disinteresse verso altri progetti ugualmente importanti.
Subito dopo, è stata la volta di alcuni consiglieri regionali, che hanno bocciato in toto il metodo utilizzato per le deliberazioni e la gestione dello stesso “Tavolo”. Un fuoco di sbarramento al quale ieri hanno aggiunto le loro pesanti munizioni gli amministratori comunali di Erba e di Cantù.
I progetti brianzoli
«Prima o poi, la questione sarebbe dovuta emergere», dice Claudio Ghislanzoni, vicesindaco di Erba. La questione cui si riferisce l’avvocato erbese è relativa al metodo utilizzato dal “Tavolo per la competitività” nell’indicare scelte e priorità.
«Serve un maggiore coinvolgimento del territorio, scontiamo il fatto che il “Tavolo” sia composto da interlocutori che non rappresentano tutto il Comasco. È un errore che si può correggere dando rappresentatività ai Comuni più grandi e all’Altolago. La logica di guardare soltanto al capoluogo è perdente – insiste Ghislanzoni – oltretutto, ci sono zone sul Lario più dinamiche della città dal punto di vista delle prospettive. Purtroppo, scontiamo anche il vuoto politico lasciato dalla chiusura di fatto della Provincia».
Entro il 15 ottobre, Erba presenterà per il finanziamento Cariplo ben due progetti: la ristrutturazione di un capannone di Lariofiere nel quale realizzare un incubatore per imprese artigiane e l’ammodernamento del complesso architettonico di Villa Candiani, in cui sono ricompresi anche il Teatro Licinium e la scalinata Terragni. «La nostra è una delle città più vivaci del territorio ed è punto di riferimento per almeno 60mila abitanti – dice il sindaco di Erba, Marcella Tili – Noi non intendiamo rinunciare ai fondi delle “Erogazioni Emblematiche”. Su questo ci siamo anche noi e chiediamo al “Tavolo per la competitività” che i progetti erbesi vengano presi nella giusta considerazione». Complessivamente, sul capannone di Lariofiere e sul complesso di Villa Candiani la città di Erba e il polo fieristico brianzolo hanno ipotizzato investimenti per circa tre milioni di euro.
Le critiche di Cantù
Parole dure e giudizi decisamente severi giungono anche dal sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero, il quale sposta la discussione su un terreno politico. «L’incapacità del “Tavolo per la competitività” di rappresentare l’intero territorio è evidente e da tempo abbiamo sollevato il problema – dice – Condivido quindi la proposta del vicesindaco di Erba di invitare alle discussioni anche gli amministratori dei comuni più grandi». Ma ciò che Bizzozero mette sotto accusa in modo esplicito è il «comocentrismo» del “Tavolo” e «anche della Camera di Commercio».
Spiega il sindaco di Cantù: «Noi non siamo soliti andare a elemosinare niente a nessuno. Prendiamo però atto delle scelte compiute». La tesi di Bizzozero è molto chiara: «Se in Camera di Commercio prevale la componente legata al turismo e al comparto alberghiero, allora è ovvio che tutto si concentri sul capoluogo. Ma noi facciamo mobili».
Gli ultimi investimenti della Camera di Commercio, aggiunge il primo cittadino di Cantù, «sono andati all’incubatore di Lomazzo e al “Km della conoscenza”. Nel nostro territorio, da quando non c’è più Marco Citterio (l’ex presidente di via Parini, ndr), il cambiamento è stato significativo. Registro la forte insoddisfazione dei nostri imprenditori. Credo che non si possa dargli torto».
Le bordate di Bizzozero sono quindi rivolte sì al “Tavolo”, ma molto di più alle scelte di politica economica dell’ente camerale. «Il Canturino traina l’export della provincia, ma per la Camera di Commercio il legno-arredo non è degno di investimenti significativi. Purtroppo – conclude il sindaco di Cantù – sono i dati a parlare».

Da. C.

Nella foto:
Il Teatro Licinium (a sinistra) e Lariofiere (sopra) sono i due comparti su cui Erba vorrebbe investire e ottenere fondi

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.