Football Club Como: la contestazione blocca l’incontro con Amela

Il tavolo della conferenza stampa poco prima dello stop forzato per la contestazione di dipendenti del club e tifosi

La Federcalcio che ufficializza la fine del Calcio Como; una conferenza stampa saltata per la contestazione dei dipendenti del club e dei tifosi azzurri; il gruppo di consulenti italiani che ufficializza il passaggio da collaboratori a controparte di Akosua Puni Essien. Lunedì caldissimo – ma in senso negativo – per il glorioso club lariano. Un giorno partito con la pubblicazione del comunicato della Federcalcio. La segreteria federale della Figc ha infatti annunciato la fine del sodalizio lariano: nessuna affiliazione e respinta l’attribuzione del titolo sportivo del Calcio Como al Football Club Como. Un provvedimento annunciato, visto che, sul “Corriere di Como”di domenica scorsa, ne aveva parlato Carlo Tavecchio, presidente della Federcalcio, che di fatto è il firmatario del documento.

Poi nel pomeriggio l’attenzione si è spostata sulla conferenza stampa annunciata per le 16 allo stadio Sinigaglia. Il relatore sarebbe dovuto essere Oliver Amela, il nuovo procuratore nominato da Akosua Puni Essien. Al suo fianco l’amministratore delegato della società di Puni Essien, Ariella Casimiri e il responsabile della comunicazione Gianluca Savoini. Ma, non appena si sono schierati intorno al tavolo della sala stampa, subito è partita la contestazione. Se ne è fatto portavoce Giancarlo Centi, responsabile del settore giovanile azzurro, che non ha fatto troppi giri di parole: «Voi non potete parlare, dovete solo stare zitti, nel rispetto di tutte le persone che lavorano in questo club». Il riferimento sono gli stipendi non pagati negli ultimi mesi.

A Centi si sono poi uniti, con toni molto forti, una serie di collaboratori della società che di fatto non hanno lasciato parlare Amela; le rimostranze hanno dato il via alla pesante protesta dei tifosi che con cori e parole pesanti, di fatto, hanno tolto la possibilità ai relatori di prendere la parola. E così Oliver Amela, che aveva provato a spiegare le sue ragioni e in qualche modo aveva annunciato un ricorso contro l’esclusione decisa dalla Figc, ha preferito lasciare la sala stampa e se ne è andato fra due ali di tifosi azzurri inferociti. Con lui è uscita anche Ariella Casimiri, mentre al tavolo è rimasto Gianluca Savoini che ha ribattuto alle contestazioni dei dipendenti del club, rimasti sul posto.

Un Savoini che però, in realtà, ha dato ragione a chi esprimeva la sua irritazione per la situazione che si è venuta a creare. «Noi abbiamo lavorato gratis in questo periodo e al pari di voi speravamo che tutto si regolarizzasse. Invece, oltre che a non aver visto un euro, siamo anche qui a metterci la faccia e a prenderci gli insulti». Poi è rientrata Ariella Casimiri e i due hanno affermato che ora saranno una controparte di Akosua Puni Essien e che si muoveranno legalmente sia per avere i soldi che loro spettano sia per il «danno d’immagine» subito. Rispetto alla vicenda e a questi mesi hanno sottolineato di aver «continuamente sollecitato e spiegato alla proprietà tutte le scadenze e i tempi stretti, come testimoniano le mail e le telefonate fatte». Sul perché non si siano dissociati prima hanno detto: «Pensavamo che una persona che aveva fatto un investimento iniziale di 500mila euro avrebbe poi dato continuità al progetto. Abbiamo sempre sperato che Akosua Puni Essien mantenesse le promesse». «Il debito in questo momento è di circa 550mila euro. Noi siamo i primi a essere dalla parte dei dipendenti, è il pensiero prioritario – hanno poi aggiunto – Pensiamo anche al diesse Nello De Nicola e all’allenatore Mark Iuliano che hanno accettato l’offerta di questa società e hanno rinunciato ad altre proposte. E possiamo garantire che il progetto tecnico che era stato preparato, con la valorizzazione dei giovani, era di assoluto rilievo». Rispetto a quanto avvenuto, e al blocco dei finanziamenti dall’Inghilterra, Casimiri e Savoini hanno specificato di «non conoscere che cosa sia accaduto».

Ufficiale: la Federcalcio revoca l’affiliazione e nega il titolo sportivo al Football Club Como

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