Forno crematorio, la riapertura resta un miraggio
Cronaca

Forno crematorio, la riapertura resta un miraggio

Le risposte dell’assessore Pettignano, alle richieste del consigliere Fulvio Anzaldo. Quasi mille famiglie comasche dal giugno 2016 si sono recate altrove per la funzione

È ancora un miraggio la riapertura del forno crematorio del cimitero Monumentale di Como, così come il progetto per il nuovo impianto.
La notizia si evince leggendo la risposta dell’assessore ai Servizi cimiteriali, Francesco Pettignano, all’interrogazione presentata da Fulvio Anzaldo (Lista Rapinese Sindaco) in consiglio comunale lo scorso 13 settembre.

Otto punti, in cui il consigliere di minoranza poneva precise domande sui tempi di riapertura, i costi, le condizioni attuali del forno e altri ragguagli sull’annunciato nuovo impianto.
«Divulgo il contenuto perché, interrogando, mi sono fatto portavoce delle istanze dei cittadini e ritengo corretto che la cittadinanza conosca le risposte», spiega l’avvocato Anzaldo a Etv.
«Oltre al fatto – aggiunge – che negli ultimi cinque anni, precedenti a quello di chiusura, avevamo incassato oltre 3 milioni di euro con una media di circa 622mila euro all’anno». Mentre dal 2012 si sono spesi 198mila euro (Iva e oneri esclusi) per manutenzione straordinaria.
«Nell’atto di risposta dell’assessore – sottolinea Anzaldo – ricorre molte volte l’espressione “sono in corso”. È tutto in corso, ma non è dato scorgere la fine di questo calvario», conclude il consigliere di minoranza.
Anzaldo chiedeva innanzitutto quanti fossero i comaschi che erano dovuti ricorrere a forni crematori fuori città, dal 4 giugno 2016. Si tratta complessivamente di quasi mille cremazioni, 913 (210 dal giugno 2016, 419 nel 2017 e 284 quest’anno).
Riguardo lo stato attuale del forno crematorio, l’assessore Pettignano risponde: «Sono in corso i collaudi».

Collaudi che però potranno concludersi soltanto dopo le cosiddette prove a caldo «per le quali è necessario sostituire l’evaporatore», si legge sempre nella nota di Palazzo Cernezzi. Anche in questo caso sono «in corso gli affidamenti per l’intervento di sostituzione dell’evaporatore e delle attività annuali di manutenzione», che si stima verranno affidati entro il mese di ottobre. In realtà era stata annunciata la riapertura del servizio per lo scorso giugno. Altro quesito, quello relativo al progetto per un nuovo forno crematorio. Anzaldo fa riferimento in particolare ad alcune dichiarazioni dello stesso assessore.

«Ad oggi non è in corso alcuna progettazione relativa a una nuova realizzazione – ammette Pettignano – sono tuttavia in corso alcune valutazioni, che restano per il momento solo delle ipotesi e che non hanno ancora nulla di concreto».
Tra rimpalli di responsabilità, assenza di un bando per affidarne la gestione e lavori di manutenzione in corso da mesi, cremare i propri cari a Como resta così ancora impossibile.
Anzaldo ha chiesto anche quali fossero state le aziende incaricate dalla chiusura del forno a oggi per riparare l’impianto. E quanto sia stato speso. Si tratta in questo caso soltanto di due interventi, entrambi affidati nell’anno 2017 ad altrettante imprese. Lavori conclusi per le due società incaricate, ma, come anticipato da Pettignano, le opere di collaudo sono in corso e si attendono in entrambi i casi le “certificazioni di conformità”. Il Comune di Como ha impegnato quasi 93mila euro (Iva esclusa), ma non ha ancora liquidato gli interventi.

11 Ottobre 2018

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