Forza Italia tra falchi, colombe e “diversamente berlusconiani”

altPolitica sul Lario
Crisi di governo: Gaddi e Taborelli con Silvio, scetticismo e prudenza per Tambini e Fermi

(e.c.) Parlare di una (nascente) Forza Italia spaccata a causa della crisi di governo, innescata direttamente da Silvio Berlusconi, sarebbe probabilmente troppo. Ma è innegabile che, anche sul Lario, il clamoroso strappo imposto dal Cavaliere, con la richiesta di dimissioni dal governo rivolta d’imperio a tutti i “suoi” ministri, non riscuota plausi unanimi e convinti. E un po’ come accade a Roma – con big quali Fabrizio Cicchitto, Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin e Gaetano Quagliariello su

posizioni lontane rispetto al blitz del Cavaliere – anche qui si profila una distinzione tra falchi e colombe nella nuova Forza Italia.
Chi si è schierato apertamente a favore del colpo potenzialmente mortale al governo guidato da Enrico Letta è il re dei falchi azzurri, il consigliere comunale Sergio Gaddi. Il quale ha diffuso su ogni social network possibile e immaginabile frasi di appoggio totale e incondizionato alla mossa di Berlusconi. Si va da messaggi quali «ancora una volta Berlusconi fa la mossa giusta e scopre il gioco ipocrita del Pd. Auguri Presidente, e sempre Forza Italia», fino a un ben più duro «grazie al presidente Berlusconi. È inaccettabile lavorare con un Pd nemico del Paese, che vuole solo tasse e manette».
Vicino senza dubbi o tentennamenti al leader anche il commissario provinciale, Mario Alberto Taborelli. «Per quanto sia fisiologico che su una decisione importante e impegnativa come quella di lasciare il governo possano esserci posizioni leggermente differenti – dice Taborelli – era inevitabile che i nostri ministri lasciassero. Da sempre abbiamo detto che l’Iva non andava aumentata eppure il premier non ci ha ascoltati». Sul fatto che – a detta di molti – la vera vendetta di Berlusconi sia da ricercarsi nella partita politica sulla decadenza da senatore, Taborelli afferma che «non si poteva assecondare oltre la vena giustizialista del Partito Democratico».
Di tenore piuttosto diverso, però, sono le prese di posizione di altri due forzisti, l’ex assessore provinciale Patrizio Tambini (area ciellino-formigoniana) e il consigliere regionale Alessandro Fermi. I quali – per citare l’espressione usata dall’ex vicepremier Angelino Alfano – potrebbero rientrare nella categoria dei “diversamente berlusconiani”. Molto simile alla posizione espressa da Cicchitto è quella di Patrizio Tambini. «Sono rimasto stupito dall’accelerazione data alla crisi da Berlusconi – afferma – Mi è parso che tutto sia accaduto senza una linea politica a monte, soprattutto non concordata prima con i gruppi parlamentari. Tanto più – aggiunge Tambini – che praticamente tutta la classe produttiva e imprenditoriale italiana confidava in risposte certe sui temi economici e temeva la caduta del governo». Tambini aggiunge anche «posso capire che sui temi della giustizia Berlusconi ritenga di aver subìto molti torti, ma rispetto all’ultima condanna c’è comunque una sentenza di terzo grado da rispettare. Se aderirò formalmente a Forza Italia? Fino all’altroieri avrei detto di sì, ora preferisco aspettare».
Il consigliere regionale Alessandro Fermi è molto prudente. «Io per ora vorrei dedicarmi soprattutto al ruolo di amministratore che rivesto, lavorando per il territorio – afferma – È un momento di grande confusione, mi pare che nel partito manchi una linea politica precisa e condivisa. Auspico che si trovi un momento di riflessione, con più calma».

Nella foto:
Sabato scorso, imponendo ai ministri di Forza Italia di lasciare il governo, Silvio Berlusconi ha ufficialmente aperto la crisi politica a Roma

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