Fotografia come specchio delle nostre memorie

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

La fotografia rivela, racconta, denuncia, fa luce nel buio.  «L’enorme catalogo fotografico della miseria e dell’ingiustizia nel mondo ha dato a tutti una certa consuetudine con l’atrocità, facendo apparire più normale l’orribile», mette però in guardia Susan Sontag nel  saggio edito giusto 40 anni fa da Einaudi Sulla Fotografia.

Ecco dunque il pericolo: non indignarsi abbastanza a fondo visitando la mostra Donne cancellate  nel salone del Broletto in piazza Duomo a Como fino  18 novembre. «Ciò che resta lo fondano i poeti», scrisse Hölderlin. E nel quarantennale della legge Basaglia a Como ci volevano appunto due poeti, uno dell’immagine, Gin Angri, e uno della parola, Mauro Fogliaresi dell’associazione “Oltre il giardino”, per riaccendere i riflettori sulla memoria sull’archivio dell’ospedale psichiatrico San Martino di Como, da qualche anno trasferito a Lodi, che è alla base della mostra. Ci si concentra in particolare sulle persone più vulnerabili transitate in quell’inferno tra 1882 e 1948, ossia le donne.  Ne scelgo una, «Margherita ballerina»: «Da anni trovavasi a Lione come ballerina, colà pare abbia convissuto con un amante che dopo averne approfittato e di corpo e d’interesse l’abbandonò» recita il pannello esposto al Broletto. È tutto vero, qui parlano  alcune delle  46mila cartelle cliniche dell’archivio sottratte alla polvere del tempo. «La memoria è sempre un patrimonio prezioso di insegnamento. Serve a fare tesoro degli errori che la nostra umanità disadorna continua a seminare nel suo incedere» ha scritto il fotografo Moreno Gentili a proposito di questa mostra.  E a riprova che la fotografia è fondamentale per l’arte del ricordo, la mostra è da abbinare, sul versante più sereno della didattica e cioè del futuro, a quella che gli allievi dello stesso  Angri dedicano al 150° del Setificio nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio in via Odescalchi a Como, essa pure fino al 18 novembre: un enorme selfie poliedrico e polifonico che racconta  una giornata ordinaria all’interno dello storico istituto cittadino.

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