Frana di Argegno. Dotti: «Oggi con l’Anas non si riesce più a parlare»
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Frana di Argegno. Dotti: «Oggi con l’Anas non si riesce più a parlare»

Per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Dotti, quella di Argegno non è solo una frana, è quasi una ferita.
Dotti, nel centro rivierasco alla foce del fiume Telo, vive da sempre, con la moglie Assunta e i tre figli, Anna, Carlo e Andrea. Trent’anni fa è entrato la prima volta in consiglio comunale, poi è stato vicesindaco e sindaco per due mandati, prima dell’esperienza al Pirellone.
«Ogni mattina, prima di andare a Milano io bevo ancora il caffè in un bar del centro – dice Dotti – E quando rientro, prima di sera mi fermo a bere un bianchino con gli amici. La gente mi ferma e mi chiede ogni volta notizie sulla Regina e io non so più cosa dire. È una situazione davvero vergognosa».
Ma lei avrà sentito l’Anas in questi quattro mesi?
«Lei non ci crederà, ma con Anas è diventato impossibile parlare, anche per chi ha un ruolo istituzionale».
Ovvero?
«Nell’ottica del risparmio e dei tagli non esiste più un capo dipartimento a Milano responsabile del nostro territorio – risponde Dotti – C’è un referente unico che ha la responsabilità delle statali di Liguria, Piemonte e Lombardia, peggio che un Ministero, ma vi sembra possibile?», chiede Dotti.
Quindi anche la politica non può fare niente? Non sembra possibile.
«Ognuno deve fare il suo, io compreso, ma in questo momento ci troviamo di fronte a un muro di gomma».
C’è chi dice che il suo giovane successore, il sindaco Roberto De Angelis, avrebbe potuto emettere un’ordinanza per un “Provvedimento di carattere contingibile e urgente per la messa in sicurezza”. E questo avrebbe così permesso al Comune di iniziare subito i lavori, in attesa di capire poi le decisioni sulla competenza effettiva del cantiere.
«No, non è così. De Angelis ha agito bene, anche perché l’ordinanza è stata emessa subito dal prefetto e ha lo stesso valore del provvedimento che ha citato, anzi maggiore, supera quella di un sindaco».
Quindi ci si deve rassegnare alla burocrazia?
«Quello mai. Noi del lago siamo gente che non si arrende. La gente di qui però è esasperata e inizia ad avere un po’ di paura. Non voglio neppure pensare se dovesse arrivare la Pasqua e noi siamo ancora lì a lavorare, con tutti i disagi conseguenti».
La Regina è vitale per il Lago di Como.
«Certo, è l’unica strada che abbiamo – dice ancora Dotti – Oggi un frontaliere sa che a causa del semaforo di Argegno deve uscire di casa dieci minuti prima e rientrerà a casa dieci minuti più tardi. Da quattro mesi è così, ma la situazione è destinata a peggiorare con l’aumento del traffico per l’avvio stagione turistica».
Traffico che finirà per penalizzare anche le tante attività turistiche del territorio.
«Il turismo qui è vitale e ogni messaggio sbagliato rappresenta un danno che si paga sulla pelle di chi lavora qui. Le faccio un esempio. Oggi chi arriva alla galleria di Cernobbio legge un cartello a messaggio variabile con scritto “S.S. 340 corsia chiusa Loc. Argegno”. Quanto tempo pensa che un automobilista abbia per leggere il cartello? Un secondo, due tre? Per chi non è di qui il messaggio è che la strada è chiusa ad Argegno, che non si può arrivare in paese. Un messaggio negativo – conclude Dotti – per migliaia di turisti legato alla nostra terra».
Quello del cartello sembra però il minore dei mali in confronto all’immobilismo del cantiere e a quei detriti che da quattro mesi, da quel 10 settembre, sono rimasti sulla strada in attesa che qualcuno li sposti e inizi i lavori per la messa in sicurezza del muro.
Paolo Annoni

13 gennaio 2018

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