Frana di Argegno: turismo a rischio, operatori preoccupati
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Frana di Argegno: turismo a rischio, operatori preoccupati

La bella stagione si avvicina. Albergatori e ristoratori del lago la attendono per far quadrare i bilanci e progettare il futuro delle loro attività. E ogni giorno perso può significare «un buco economico incolmabile. Anche perchè molte delle attività presenti sul lago sono piccole, a conduzione familiare e anche un fine settimana perduto incide notevolmente». A parlare è Alberto Cetti, albergo di Lenno, che non nasconde il timore per le ricadute negative collegate alla frana di Argegno. «Basta ricordare quanto successo a Pasqua con le code interminabili sulla Regina. Faccio parte di un’associazione che raccoglie molti operatori del settore della tremezzina e in tanti mi hanno detto, soprattutto ristoratori, che in quei giorni hanno ricevuto numerose disdette di prenotazioni per pranzi sul lago proprio da turisti bloccati in coda», aggiunge Cetti.

«Noi stiamo garantendo il nostro massimo appoggio al sindaco di Argegno. Chiediamo, come ovvio, che si intervenga immediatamente. Ma sarebbe importante che si eseguissero subito i primi lavori per riaprire la strada e metterla in sicurezza e poi, magari più avanti, a stagione terminata, intervenire se necessario per consolidare l’area. Insomma adesso c’è per noi l’urgenza di poter ricevere i turisti e fare una stagione regolare. In questi 4 mesi ci giochiamo il resto dell’anno», chiude sempre Cetti.
Il timore è sempre più diffuso e si cerca di capire quale potrà essere l’evoluzione nell’immediato futuro. «La Regina è l’unica via utilizzabile da tutti. Dai camion, ai bus turistici, alle auto tutti si muovono lungo questa direttrice. Inevitabile che rappresenti un collegamento vitale – interviene Davide Bordoli, albergatore di Mezzegra – Forse è proprio questo fatto che non viene bene inteso da Anas. Ma per noi, con l’approssimarsi della stagione, tutto ciò rappresenta un rischio». E inevitabilmente l’esempio di quanto sta accadendo ad Argegno, preoccupa anche in vista di quello che sarà un cantiere realmente impattante come la variante della Tremezzina.

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«Sarà un’operazione lunga anni e che porterà un incremento notevole dei mezzi pesanti in transito. Non oso immaginare cosa potrebbe mai accadere se si verificasse qualche intoppo minore come una frana stile Argegno che non può certamente essere considerata uno smottamento di grandi dimensioni», aggiunge Davide Bordoli.
Senza più parole Matteo Valdè, rappresentante degli imprenditori per la statale Regina, indicato da Confindustria, Confcommercio, Cna, Confartigianato e Ance. «Ormai non confidiamo più in tempi brevi per la risoluzione del problema. Ciò che fa riflettere e anche un po’ arrabbiare è che per un intervento da 100mila euro si rischi di creare danni per molti più soldi con ricadute serie per l’economia della zona – spiega Valdè – E soprattutto siamo sempre più costernati nel vedere come la burocrazia stia dilatando i tempi di un lavoro che dovrebbe essere già partito da tempo».
Infine l’ultimo riferimento è a quanto accaduto il giorno della frana, nell’ormai lontano settembre del 2017. «Poco dopo lo smottamento la macchina degli interventi è entrata in funzione. In soli 40 minuti la Regina è stata sgomberata e poco dopo si era anche fatto in modo di installare il semaforo. Rattrista vedere come, dopo tutti questi giorni di immobilismo, si stia ancora discutendo su come procedere – chiude Matteo Valdè – Speriamo proprio di chiudere positivamente questa situazione il prima possibile e tornare alla normalità».

21 Apr 2018

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Redazione Corriere di Como

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