Franco forte, pendolari della spesa sotto “tiro”

Il valico doganale di Maslianico Il valico doganale di Maslianico

Franco svizzero sopravvalutato. Se ne sono accorti i commercianti ticinesi, la cui crisi di nervi ha valicato da tempo ogni possibile orlo. E se ne sono resi conto anche i dirigenti della Banca Nazionale di Berna, che adesso annunciano la possibilità di una pur parziale marcia indietro sull’allineamento delle due monete.
Parlando all’assemblea generale dell’Istituto, il presidente della Banca centrale elvetica, Thomas Jordan, ha detto chiaramente che «La decisione del 15 gennaio di abolire la soglia minima di cambio con la moneta unica europea fissata a 1,20 franchi per un euro non significa non occuparsi più dell’andamento del mercato valutario».
Fuori dal linguaggio diplomatico e formale, queste parole potrebbero preannunciare una manovra per riportare il biglietto confederale a un tasso di cambio più basso di quello attuale. Venerdì, alla chiusura dei mercati, il franco è stato quotato 1,03 verso l’euro. L’idea della Banca centrale di Berna è di giungere attorno a 1,10, quantomeno per ridare fiato all’economia interna.
E che le cose stiano andando nel verso sbagliato, perlomeno sul fronte dei commerci, si può facilmente capire dai sempre maggiori controlli disposti alle frontiere soprattutto di sabato. Nel giorno in cui una buona parte dei residenti in Ticino varca il confine per fare la spesa, le guardie elvetiche “alzano” le barriere.
Il tentativo di frenare il pendolarismo verso i supemercati è tuttavia molto difficile. Dato il vantaggio competitivo offerto dalla moneta svizzera, sono ormai pochi i ticinesi che rinunciano a riempire il carrello in Italia.

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