Franco svizzero, +2,5% sull’euro nel 2019. Nei prossimi mesi la valuta rossocrociata potrebbe ancora rafforzarsi

Franco svizzero

Il franco svizzero conferma la sua forza. E rimane una moneta rifugio. Soprattutto in una situazione di crisi economica persistente – quella dell’area euro – e di difficile interpretazione.
Il 2019 è stato un anno sull’altalena per la valuta elvetica. A gennaio per comprare un euro servivano 1,1254 franchi. Il valore della moneta unica è cresciuto almeno sin quasi alla fine di aprile quando ha toccato la punta massima: 1,1453 (23 aprile). Subito dopo è iniziata la discesa. Inarrestabile sino all’inizio di settembre (1,0823 la quotazione del giorno 4), poi appunto in saliscendi ma mai oltre 1,10. Venerdì scorso, il franco svizzero ha chiuso contro euro a 1,0888: un +2,5% rispetto all’inizio del 2019.
Per l’economia comasca le oscillazioni della valuta elvetica hanno un riflesso immediato. Un franco più forte significa maggiore potere d’acquisto per le famiglie ticinesi e per i frontalieri, nel frattempo diventati quasi 70mila nelle tre province pedemontane di confine.
Di converso, il tessuto industriale del Cantone di lingua italiana potrebbe soffrire soprattutto sul terreno delle esportazioni. Ma in realtà è ormai da tempo che il profilo dell’economia ticinese è cambiato. Meno manifatture e beni materiali, più servizi e più logistica. Cosicché anche una valuta forte non condiziona troppo l’andamento economico.
Il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (Kof) ha poi confermato nelle ultime settimane le confortanti previsioni per il 2020 relative alla crescita del prodotto interno lordo della Svizzera: un +1,7 che potrebbe anche diventare +2%. Numeri che, in prospettiva, sembrano annunciare un ulteriore rafforzamento della valuta nazionale. Tra pochi giorni saranno trascorsi 5 anni dalla decisione shock della Banca Nazionale Svizzera di abbandonare la soglia di cambio fissata a 1,20. Il 15 gennaio 2015, quando il franco scese sotto la parità con l’euro nel giro di poche ore, rimane, nella mente di molti, come una giornata indimenticabile.
La scelta dei vertici della Bns, del tutto inattesa, venne poi giustificata come mossa inevitabile: il franco svizzero era ai suoi picchi come moneta rifugio internazionale e gli acquisti di valute estere da parte della stessa Bns, a un certo punto, non bastavano più a frenare l’ascesa della valuta elvetica. Furono necessari tre anni per un ritorno alla “normalità”: il 17 aprile del 2018 infatti per comprare un euro servivano 1,1954 franchi.
Da lì in avanti, però, l’andamento è stato di nuovo orientato sistematicamente verso il basso. Il franco, lentamente ma in modo costante, si è apprezzato giungendo come detto al di sotto della soglia di 1,083.

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