Franco svizzero super, +2,8% contro euro in due mesi

Franco Svizzero

Cinque anni dopo lo shock della parità, raggiunta di colpo dopo la decisione della Banca Nazionale di Berna (Bns) di non proteggere più il tasso di cambio con l’euro, il franco svizzero continua a essere moneta rifugio. E si apprezza, giorno dopo giorno. Conquistando spazi che gran parte degli analisti non aveva messo in conto. Non almeno con questa progressione inarrestabile.

Stasera, alla chiusura dei mercati, per comprare un euro occorrevano 1,07452 franchi. In poco più di due mesi la moneta elvetica ha rosicchiato un altro 2,8%: il 28 ottobre scorso per comprare un euro servivano infatti 1,10477 franchi.

Anche rispetto al dollaro americano la valuta rossocrociata si è molto rafforzata, superando la parità. Il 29 novembre, poco meno di due mesi fa, un dollaro valeva 1,00048 franchi. Ieri, alla chiusura delle Borse, contro un dollaro si incassavano soltanto 0,96499 franchi.

Il 15 gennaio 2015 il mercato dei cambi aveva subito una sorta di terremoto. La Bns, con in pancia ormai riserve troppo ampie di valuta estera, aveva deciso di non difendere più il rapporto di 1,20 franchi per euro. Provocando, come detto, una reazione incontrollata.

Erano stati necessari più di tre anni per tornare alla “normalità”. Tra aprile e maggio 2018 si era infatti rivisto brevemente il cambio a 1,20. Ma anche questo lento percorso era stato possibile grazie alla decisione della stessa Bns di continuare comunque ad acquistare valute estere e di insistere con i tassi di interesse negativi.

Le riserve in franchi delle banche elvetiche depositate nei forzieri della Bns sono totalmente infruttifere. Anzi, costano fior di soldi. Tant’è che alla fine del 2019 la stessa Bns ha chiuso il bilancio con un surplus di 50 miliardi, facendo felici Confederazione e Cantoni che si vedranno recapitare da Berna sostanziosi assegni del tutto insperati e inattesi.

La graduale tendenza al rialzo della moneta elvetica, quindi, non si ferma. L’economia svizzera non subisce eccessivi contraccolpi né rallentamenti. Sicuramente le imprese esportatrici riducono i loro margini di guadagno, ma i titoli quotati alla Borsa di Zurigo continuano ad andare forte e nella crisi generalizzata la fiducia nella Svizzera rimane costante.

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